E se avessero ucciso un innocente? Crimine, l'emergenza c'è e va risolta

Tre anni dall'ultimo agguato a Casarano non è certo un buon segnale. E di mezzo, gli omicidi di Maglie e Melissano. Nulla va sottovalutato. E i cittadini devono sentirsi protetti

Nella foto, il recente agguato a Casarano.

Sventagliate con fucili d’assalto e spari con pallettoni. Oltre venti colpi. Per non farsi mancare nulla, nemmeno fosse una delle più crude pellicole del primo Brian De Palma, quello più scenografico e spietato. Forse, per ammazzare Al al Baghdadi, nella lontana Siria, i militari a stelle e strisce ne hanno esplosi di meno. Che poi, la vittima sacrificale, nella più vicina Casarano, se la sia cavata per il rotto della cuffia davanti a una simile pioggia di fuoco, buon per lei. La vita reale sa scrivere sceneggiature impensabili persino per la finzione di Hollywood.

Ecco, però, ora spero mi perdonerete. Non vuole essere un attacco frontale alle istituzioni. Ma davvero, stavolta non ce la faccio. No. Non sono d’accordo. Quando sento dire che l’episodio arriva tre anni dopo il precedente e che non bisogna parlare d’emergenza, sento dentro di me una voce che preme, e continua a sussurrare: non sono d’accordo, non sono d’accordo, non sono d’accordo e non sono d’accordo. E non cambierò idea.  

Non sono d’accordo, dunque. E non lo sussurra la parte più infima di me, quella pervasa dallo spirito aggressivo e predatorio del giornalista, di più, persino cofondatore del giornale e con l’onere del direttore, che punta gli artigli sulla notizia, azzanna la sua squadra per tirare fuori il meglio, non va a dormire se non ha messo la virgola al punto giusto. Ma quella che reputo superiore, nella sua banalmente meravigliosa dimensione quotidiana, lontana da ogni riflettore. Quella di cittadino.

E sì. Sotto le spoglie del cronista famelico, c’è un normale cittadino che si alza la mattina, raccoglie i cestelli della differenziata riposti la sera prima, paga puntualmente tutti i balzelli che arrivano nella casella della posta. Un cittadino la cui felicità è racchiusa nella carezza sulla guancia della moglie, dopo averla portarla a cena, che resta in tensione attendendo l’esito dell’operazione alla mamma, che gioisce silenzioso sapendo che sua sorella è felice nel suo nuovo incarico lavorativo, che si sente realizzato persino se i piatti brillano dopo averli lavati.  

Ecco, quel mite, comune cittadino che vuole solo portare avanti la sua vita, ma che non rinuncia a riflettere e a porsi domande, resta sgomento davanti alle scene di guerra, non sa capacitarsi e si pone il dubbio: il braccio di ferro della mala è ricominciato o non è mai finito?

Nella sventagliata di mitra e nell’esplosione di pallettoni (oltre venti colpi, lo ripeto, non a caso), che arrivano dopo altri episodi persino più tragici (abbiamo dimenticato Maglie? E’ successo ieri. Abbiamo scordato Melissano? E' successo l'altro ieri) hanno rischiato di rimanerci secchi, in modo collaterale, alcuni come me, quelli che la mattina prendono il cestello, pagano le tasse, baciano la moglie, temono per la mamma e poi si asciugano il sudore dalla fronte a pericolo scampato, gioiscono per la sorella e che sciolgono ogni pensiero in una pizza fumante. Alcuni come me e come voi. Come tutti noi, che non siamo come loro. 

Allora, no. Non sono d’accordo. Che siano passati tre anni e tutto sia rimasto come prima, per me è un problema.

Risolvetelo.  

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