Coste ferite e mattone selvaggio: Puglia e Salento in un “mare” di illegalità

Goletta Verde di Legambiente presenta i numeri dei reati in mare nella regione: dati allarmanti, con quasi 2 violazioni ogni km di costa. Abusivismo edilizio dilagante con la provincia di Lecce quinta nella speciale classifica

Goletta ormeggiata al porto di Gallipoli

GALLIPOLI – I paesaggi incontaminati che lo hanno reso un paradiso in terra lasciano il passo all’abusivismo edilizio e al “mattone selvaggio”. Il Salento non è più terra solo di “mare, sole e vento”, ma, come del resto la Puglia intera, di “cemento”, che violenta sempre più le sue coste e quei litorali così unici. È questo, in sostanza, l’esito dei dati della Goletta Verde di Legambiente, che ha reso noti i risultati sui numeri di reati in mare. Il responso è allarmante, ma chi oggi prova a fare l’alieno arrivato sulla terra da turista e senza contezza di quanto si è spesso silenziosamente consumatosi sul territorio in termini di “legalità” appare decisamente poco credibile.

Il mattone selvaggio è un problema noto, su cui si sono spese campagne ambientaliste e su cui spesso e volentieri una certa classe politica ha fatto “orecchie da mercante”. Basterebbe poco per elencare tutta una serie di realtà che hanno richiamato l’attenzione dei media e che costituiscono la prova provata di questa deriva “cementificatoria”.

Si diceva dei dati, che riportano la realtà della Puglia e delle sue coste in un “mare di illegalità”. Attraverso uno studio dedicato alla materia, con il lavoro delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto, evidenziato nel dossier “Mare Monstrum” di Legambiente, arrivano numeri pesanti: nel 2011, la regione Puglia sorpassa la Calabria e sale sul podio della classifica nazionale del mare illegale piazzandosi al terzo posto con 1.633 reati (ovvero il 12,4% del totale), 2068 denunce ed arresti e 747 sequestri.

Nel dettaglio, nell’ultimo anno, si sono compiute ben 1,9 infrazioni per ogni km di costa pugliese. Tra i principali nemici del mare regionale spicca l’abusivismo e la speculazione edilizia che, con 471 infrazioni accertate, 790 denuncie e arresti, 283 sequestri rappresentano il 14, 9% del totale nazionale. Dal Gargano al Salento il mattone illegale deturpa ininterrottamente le coste a discapito dell’integrità dell’ecosistema e della libera fruizione del bene pubblico.    

L’annosa questione del mattone illegale è diffusa in diversa misura in tutte le provincie pugliesi, in particolare, come si evidenzia nel rapporto di Legambiente Ecomafia 2012, entrano nella “top ten” delle province italiane per l’abusivismo edilizio quella di Bari che si aggiudica l’ottavo posto con 165 reati, che nel complesso ammontano al 17,9% in più rispetto al 2010 e quella di Foggia che si piazza al nono posto con 157 illeciti, ben il 57% in più rispetto al 2010. Il fenomeno assume proporzioni inquietanti nella provincia di Lecce, che svetta al quinto posto nella classifica  italiane delle province del mattone selvaggio, con 229 infrazioni accertate, 413 persone denunciate e 131 sequestri effettuati.

Alla luce di questi dati, emerge evidentemente che uno dei tratti di costa più sacrificati è il Salento, dove spicca tra gli altri il caso di Porto Cesareo, sia per la vicenda che risale al novembre scorso relativa al sequestro del resort di lusso “Punta Grossa”, costituito da ben 236 appartamenti costruiti in una zona protetta che si estendono su di un’area di circa 60 mila metri quadrati per un valore di circa 50 milioni di euro, sia per quanto concerne Punta Saponara dove, l’edificazione di un albergo sul perimetro dell’area naturale protetta e a poca distanza dall’antica torre di avvistamento di Torre Lapillo risalente al 2009, fu autorizzata dal Comune a soli 7 metri dalla battigia, in barba ad ogni norma di difesa del demanio. Una concessione che ha permesso di costruire 2.770 metri cubi anziché i 700 previsti dalla normativa per quell’area e dove, ad oggi, mancando le infrastrutture a servizio dell’immobile per accedere all’hotel le auto passano sulla battigia a pochi metri dai bagnanti.

Un altro caso certamente significativo è quello di Torre Mileto nel foggiano, che compare nella top dive degli ecomostri di Legambiente. Si tratta di un villaggio costiero completamente abusivo costituito da 2.800 villini poggiati sulla striscia di sabbia che divide il mare dal lago di Lesina. Nel 2009 la Regione Puglia, nell’ambito del Piano d’intervento di recupero territoriale (Pirt), aveva approvato una delibera per l’abbattimento di una parte di queste costruzioni, circa 800 per lo più di quelle abbandonate da tempo, per cui non ci sarebbero grandi opposizioni. Ma nel 2012, a Torre Mileto è tutto come allora.

“Nella classifica del Mare Monstrum sull’abusivismo edilizio sul demanio marittimo la Puglia rimane sul podio al terzo posto con 471 infrazioni accertate confermandosi terra depredata dalla speculazione immobiliare - dichiara Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia - Il mattone selvaggio imperversa e le costruzioni spuntano ovunque: nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico o idrogeologico e soprattutto sui litorali. In questa situazione, non possiamo che essere soddisfatti per la recente approvazione da parte della Regione Puglia della legge sulla prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio. Tuttavia, - continua Tarantini - ora aspettiamo che, dopo Punta Perotti, riprenda la stagione degli abbattimenti a partire dalle villette di Torre Mileto in provincia di Foggia”.

“È evidente quanto la situazione dell’abusivismo in Puglia ma in generale lungo tutta la costa italiana, sia ormai giunta a livelli insostenibili - afferma Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente - . Solo nel 2011 in Italia si sono registrati 3171 illeciti riguardanti l’abusivismo edilizio sul demanio. Le colate di cemento sul litorale, oltre che a sottrarre ai cittadini quello che è un inalienabile patrimonio pubblico, ipotecano seriamente gli ecosistemi, andando ad incidere negativamente dal punto di vista ambientale, paesistico e anche turistico”.

“Proprio per questo – continua Venneri - abbiamo voluto l’incontro odierno, per rilanciare il messaggio, che, nonostante ci siano alcuni segnali positivi sugli abbattimenti in diverse parti d’Italia, purtroppo sono ancora casi isolati e tanto rimane da fare per arginare l’imponente fenomeno dell’abusivismo edilizio sulla costa. Detto questo, il Salento e tutta la Puglia non è solo terra di eco-reati ma anche e soprattutto un territorio di straordinaria valenza naturalistica costellato da esperienze positive di tutela, aree protette e buone pratiche che rappresentano il vero punto di forza per lo sviluppo turistico dell’intero territorio”.

 

 

 

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