Cure inadeguate al paziente morto d'infarto? Due medici finiscono a processo

Si tratta di due medici del pronto soccorso dell’ospedale di Galatina, a giudizio nell’inchiesta sulla morte di Piero Spongano

LECCE – Sono due i medici in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale di Galatina rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Piero Spongano, deceduto l’8 febbraio del 2016. Il gup Michele Toriello ha rinviato a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, A.P. e R.G. per omicidio colposo “per colpa consistita in negligenza ed imperizia professionale”. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna e Alberto Russi. Il processo si aprirà il 24 maggio dinanzi al giudice della prima sezione penale, Sergio Tosi.

I fatti risalgono al pomeriggio del 7 febbraio del 2016. Spongano raggiunse il pronto soccorso dell’ospedale di Galatina, dove era in servizio A.P. come medico di turno, cui subentrò il collega poco dopo le 22. Il paziente aveva raggiunto il nosocomio a bordo di un’ambulanza dopo l’intervento dei carabinieri, che avevano notato un uomo che zigzagava bordo di un ciclomotore. Secondo l’ipotesi accusatoria gli imputati, dopo aver accertato l’assenza di alcolemia nel paziente, risultato in stato di sonnolenza, ipotensione e con un quadro clinico grave, avrebbero omesso “qualsiasi ulteriore indagine diagnostica e di laboratorio dovuta e urgente in relazione alle condizioni di grave scadimento del paziente”.

In questo modo avrebbero procurato il decesso di Spongano colpito da infarto del miocardio acuto. Una morte che, secondo la magistratura, sarebbe stata evitata o significativamente ritardata in presenza delle cure adeguate.

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La Asl di Lecce, citata come responsabile civile, si è costituita con l’avvocato Paolo Vinci, oggi sostituito dal collega Giuseppe Antonica. I famigliari della vittima si sono costituiti con gli avvocati Salvatore Centonze, Gianfrancesco Palmieri, Alessandro Stomeo e Luigi Rella.

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