Diffamò l'ex giudice Maritati? L'avvocato Metta respinge le accuse

Sentito nel processo che lo vede imputato per diffamazione, Metta ha spiegato che le fasi diffamatorie sono dell'altro autore del libro incriminato

LECCE – Diritto di cronaca (e di critica), satira o diffamazione a mezzo stampa, entra nel vivo il processo che deve stabilire se quanto riportato nel libro scritto dall’avvocato Francesco Metta, “Toghe, patate e cozze”, abbia diffamato l’ex giudice (e senatore della Repubblica) Alberto Maritati. Nel luglio scorso il gup Stefano Sernia lo ha rinviato a giudizio, accogliendo la richiesta della pubblica accusa.

Al centro della querelle giudiziaria il libro (scritto con Tommaso Francavilla) in cui gli autori esaminavano alcune vicende giudiziarie e grandi inchieste pugliesi. Metta, sindaco di Cerignola, ha sempre respinto le accuse, spiegando che le frasi incriminate erano relative ad alcuni articoli riportati nel libro e pubblicati alcuni mesi prima da Francavilla (nel frattempo deceduto).

L’imputato si sarebbe limitato a tratteggiare alcuni “ritratti” di magistrati pugliesi (Maritati, Emiliano, De Castris), attraverso aneddoti e storie. Una tesi ribadita dallo stesso Metta nell’udienza di oggi. Dinanzi al giudice è comparso anche l’ex giudice. Maritati ha spiegato come i processi e le sentenze abbiano ampiamente dimostrato l’assoluta correttezza del suo operato nelle vesti di magistrato, avvalorando al tempo stesso il contenuto diffamatorio del libro.

Gli atti giudiziari provengono da Foggia, dove la vicenda era già finita a dibattimento. Dopo la nomina di procuratore a Foggia di Leone de Castris (il magistrato era parte offesa inizialmente, poi ha deciso di rimettere la querela), gli atti sono stati trasferiti a Lecce. Sarà ora il giudice monocratico Silvia Minerva a stabilire se via sia stata diffamazione. La prossima udienza è prevista per il 3 marzo. Maritati, assistito dall'avvocato Michele Laforgia (sostituito dalla collega Viola Messa), si è costituito parte civile.

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