Diffamò sui social network il sindaco? Il gip dispone l'imputazione coatta

Respinta la richiesta di archiviazione nel procedimento sulla presunta diffamazione nei confronti del sindaco di Sannicola

Il comune di Sannicola.

LECCE – Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce, Michele Toriello, ha rigettato la richiesta di archiviazione formulata dal sostituto procuratore di Lecce Giovanni Gagliotta e disposto l’imputazione coatta nei confronti di Antonio Ingrosso (ex candidato della lista Sannicola Cambia dell’ultima tornata elettorale), per il reato di diffamazione aggravata nei confronti del sindaco di Sannicola Cosimo Piccione.

I fatti contestati fanno riferimento al 4 marzo scorso, Ingrosso avrebbe diffamato il primo cittadino su Facebook. Il sindaco affidò al suo legale, l’avvocato Luigi Corvaglia, il compito di sporgere querela. Nel corso delle indagini preliminari sarebbero stati raccolti significativi elementi che confermano l’ipotesi accusatoria. Il pubblico ministero dovrà ora procedere a formulare l’accusa nei confronti di Ingrosso.

“Sono estremamente soddisfatto del risultato ottenuto – il commento di Cosimo Piccione –, ringrazio l’avvocato Luigi Corvaglia e mi aspetto dalla giustizia una condanna giusta nei confronti di chi usa sistematicamente e impropriamente i social network e la stampa, per denigrare e diffamare non solo sul piano politico, ma soprattutto su quello professionale e personale, figure che rivestono cariche istituzionali”.

“Le accuse del signor Antonio Ingrosso – prosegue il primo cittadino di Sannicola – oltre che insensate e vaneggianti, sono prive di ogni fondamento di verità. Un insieme di offese, che nulla hanno a che fare, né con la sana politica, né con la libertà di espressione, ma spinte da un sentimento incomprensibile di odio e rancore, non solo nei miei confronti, ma anche di alcuni miei familiari (firmatari e depositari nei giorni scorsi, di un ulteriore querela nei confronti dello stesso) che nulla hanno a che fare con la politica. Mi auguro infine, che si possa mettere la parola fine a questa gogna mediatica nei confronti del sottoscritto e della mia famiglia”. 

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