Dimessa, partorì poco dopo in un corridoio dell'ospedale, prosciolta la ginecologa

Si è chiusa con un proscioglimento la vicenda avvenuta il 2 ottobre del 2017 nel nosocomio di Casarano. La dottoressa rischiava il processo ma per il giudice: “Il fatto non sussiste”

CASARANO - Non ci sarà alcun processo alla dottoressa accusata di non aver prestato adeguate cure a una 23enne che, alla 34esima settimana di gestazione, provando forti dolori addominali, era giunta nel pronto soccorso dell’ospedale “Francesco Ferrari” di Casarano, dove partorì poco dopo essere andata via, su una barella in un corridoio.

Si è chiusa con un proscioglimento “perché il fatto non sussiste” la vicenda avvenuta il 2 ottobre del 2017 per la quale la professionista, A.D.L., di 70 anni, era già finita al banco degli imputati (su decreto di citazione diretta, quindi senza il passaggio intermedio dell’udienza preliminare) per omissione di soccorso. Ma proprio durante la prima udienza dibattimentale, il giudice rilevò che il reato dovesse essere riqualificato in quello di rifiuto di atti d’ufficio, restituendo così il fascicolo al pubblico ministero Paola Gugliemi.

Riavvolto il nastro, si è così giunti all’udienza di ieri. Davanti al gup Edoardo D’Ambrosio, l’imputata (nel frattempo andata in pensione) ha sostenuto, attraverso l’avvocato difensore Luca Puce, di aver solo consigliato alla paziente - considerando la possibilità di un parto prematuro e che a Casarano era in corso un processo di riordino (relativo all’accorpamento con l’ospedale di Gallipoli) - di rivolgersi a una struttura adeguata, dotata del reparto di terapia intensiva neonatale. Insomma, è stato ribadito quanto già sostenuto in sede di interrogatorio (dopo la chiusura delle indagini preliminari), cioè che la ginecologa agì con zelo e prudenza nel dare quel suggerimento, interpretato forse come un obbligo da parte della gestante. Fu questa a rifiutare il ricovero nel documento che ieri il difensore ha presentato al giudice, a dimostrazione della bontà delle dichiarazioni della sua assistita.

Certo è che, dopo la consulenza, la ragazza non fece in tempo a lasciare la struttura che vi ritornò su una barella trasportata da un infermiere, mettendo al mondo la sua bimba in un corridoio, davanti agli occhi increduli della stessa dottoressa che solo qualche minuto prima aveva escluso la possibilità di un parto imminente e che, profondamente choccata, ritenne opportuno far eseguire l’intervento a un collega.

La persona offesa, assistita dall’avvocato Antonio Manco, essendo stata già risarcita, aveva deciso di non costituirsi parte civile.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro trenta giorni.

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