Don Cesare, a giugno il processo per le false minacce

Rinviato al 25 giugno il processo di appello al sacerdote per simulazione di reato. Il 22 luglio 2005 il fu condannato a un anno e quattro mesi per violenza privata e lesioni

Il centro Regina Pacis
Rinviato al 25 giugno il processo di appello a don Cesare Lodeserto per simulazione di reato. Il sacerdote fu condannato in primo grado, il 24 maggio 2005, a otto mesi di reclusione. Secondo il tribunale inviò al proprio cellulare un messaggio di minaccia di morte. Stando al pubblico ministero Paola Guglielmi, che invocò dieci mesi di galera per l'ex direttore di quello che sino al dicembre 2004 è stato un centro di permanenza temporanea "Regina Pacis", sito a San Foca, l'espediente sarebbe servito a mantenere la scorta, che stava per essere revocata. Infatti, dopo il famoso messaggio, fu confermato il servizio di protezione al sacerdote. La simulazione di reato risale al 2001

Il 22 luglio 2005 il sacerdote è stato condannato a un anno e quattro mesi per violenza privata e lesioni. Diciassette maghrebini avevano tentato la fuga dal centro nel novembre 2002. Bloccati, subirono pestaggi e umiliazioni , come quella di mangiare, loro che sono musulmani, la carne di maiale. Violenze che sono costate condanne a operatori e carabinieri. Don Cesare è stato assolto dall'accusa di concorso in falso. Non avrebbe quindi partecipato alla falsificazione dei certificati medici finalizzata alla prova che le ferite riportate dai maghrebini fossero state causate dalla caduta dal balcone nel tentativo di fuga, anziché dalle percosse. Per il falso furono condannati due medici del centro, a nove mesi di reclusione.

Il clima del centro sito a San Foca fu surriscaldato anche da anarchici che manifestavano, anche davanti al "Regina Pacis", la loro ostilità ai centri di accoglienza. Cinque di loro sono stati arrestati nel maggio 2005 per associazione finalizzata ad atti di violenza e all'eversione dell'ordine democratico nell'operazione "Nottetempo", condotta anche in altre città. Sono ritenuti responsabili anche del danneggiamento di negozi "Benetton", delle pompe di benzina della "Esso" e di sportelli bancomat della Banca Intesa, presa di mira perché ospitava i conti correnti del "Regina Pacis".

Nel marzo 2006 don Cesare è stato assolto dall'accusa di peculato. L'accusa sosteneva che avesse distratto su conti privati circa due miliardi di lire destinati al "Regina Pacis". La difesa dimostrò l'insussistenza del reato: un accordo privatistico tra la prefettura e l' arcidiocesi di Lecce sollevava il centro di permanenza temporanea dall'obbligo di dar conto delle somme.

Ma a gennaio è iniziato il processo che vede don Cesare accusato di calunnia, violenza privata, istigazione a delinquere e sfruttamento di lavoro nero ai danni di donne dell'Est ospiti del "Regina Pacis".

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