Droga, estorsioni e servizi di vigilanza. I collaboratori: ecco la nuova Scu

Le dichiarazioni di Giuseppe Manna e Alessandro Verardi sono confluite, seppur celate in parte dagli omissis, negli atti dell'operazione Augusta, la cui udienza preliminare è prevista per il prossimo 14 settembre

Andrea Morrone 6 settembre 2012

 

LECCE – Hanno percorso strade simili che li hanno condotti dal dividere la stessa cella ad assumere il ruolo di collaboratori di giustizia. Alessandro Verardi, soggetto ritenuto vicino alla criminalità organizzata, condannato a quasi 13 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, si erano perse le tracce alla vigilia di Natale scorso. Il 24 dicembre del 2010 il 33enne originario di Lizzanello aveva lasciato il carcere di Taranto, dove era recluso, con Giuseppe Manna (suo compagno di cella). I due avrebbero dovuto usufruire di un permesso di tre giorni concesso in occasione delle festività natalizie. Manna, datosi alla latitanza, era stato arrestato il 2 marzo 2011, dopo aver messo a segno alcune rapine. Verardi, invece, era stato arrestato a Lecce, nella centralissima via Ugo Foscolo, dagli uomini della squadra mobile circa un anno fa, dopo nove mesi di latitanza.

Il primo a collaborare con la giustizia era stato Giuseppe Manna, che agli inquirenti aveva indicato l’esistenza di un nuovo gruppo, nato da un accordo tra Totò Rizzo e Alessandro Verardi, e capeggiato dallo stesso Verardi e Andrea Leo, alias Vernel, dedito allo spaccio di stupefacenti in diversi comuni della provincia salentina. Le dichiarazioni di Manna erano poi confluite nell’operazione denominata “Augusta”. In oltre quattro anni d’indagini, condotte dai carabinieri del Ros, coordinati dal colonnello Paolo Vincenzoni, e dagli uomini del comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla, gli inquirenti hanno documentato il processo di riorganizzazione di uno dei clan storici della Scu, quello legato alla figura carismatica del boss Salvatore Rizzo, detto Totò, 59 anni, già condannato nel primo maxi processo alla quarta mafia pugliese e noto per il tentativo, poi risultato vano, di fondare la “Famiglia salentina libera”, un’associazione mafiosa parallela operante a Lecce e dintorni. manna20giuseppe1-2-3-2alessandro-verardi-3-2

Ipotesi accusatorie confermate anche dalle recenti dichiarazioni di Verardi, che ai magistrati ha confermato come il clan avesse dunque conquistato il monopolio del mercato degli stupefacenti, cocaina soprattutto, da spacciare tra i rampolli della “Lecce bene”. Una cerchia di “insospettabili” che ha indirettamente aumentato e foraggiato il potere economico del clan, pronto a investire in altre attività criminali. “Il 33enne ha spiegato come la droga viaggiasse sull’asse tra l’Italia e la Spagna. Nella penisola iberica il collaboratore avrebbe “stretto rapporti con trafficanti marocchini che fornivano hashish e venezuelani che fornivano cocaina”.

Non c’erano, però, solo il traffico di droga e le estorsioni, infatti, tra le attività economico-criminali finite nel mirino dei clan emergenti della Sacra corona unita. Nei verbali di interrogatorio Verardi ha evidenziato come la Scu leccese tentasse di rimodulare le proprie strategie, individuando in attività imprenditoriali apparentemente lecite, nuove e remunerative fonti di guadagno e di controllo del territorio. I soldi, secondo gli inquirenti, venivano reinvestiti in società come l’agenzia “Iron Service”, capace di conquistare, attraverso minacce e intimidazioni, un regime pressoché monopolistico dei servizi di guardiania agli esercizi pubblici locali del capoluogo e dei comuni limitrofi. Un piccolo esercito di body guard e buttafuori, il cui compito era quello di assicurare il tranquillo svolgimento delle serate. L’agenzia, regolarmente registrata alla Camera di Commercio di Lecce, e intestata a Stefano Rizzo, nipote del boss Salvatore, svolgeva i propri servizi anche in manifestazioni di carattere pubblico.

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Le dichiarazioni di Verardi sono confluite, seppur celate in parte dagli omissis, negli atti dell’operazione Augusta, la cui udienza preliminare è prevista per il prossimo 14 settembre dinanzi al gup Giovanni Gallo.

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