Per Efsa non restano dubbi: la xylella causa il disseccamento

Pubblicate le conclusioni di uno studio condotto sia in serra che in campo aperto. Confermato il nesso di causalità tra batterio e malattia

LECCE – Secondo l’autorità europea per la sicurezza alimentare non ci sono dubbi: la xylella fastidiosa è la causa primaria del disseccamento rapido dell’ulivo.

L’Efsa ha pubblicato le conclusione dello studio condotto da esperti del Cnr, dell’Università di Bari e del laboratorio Basile Caramia di Locorotondo attraverso una sperimentazione sia in serra che in campo aperto.

Il nesso di causalità sancito dai risultati entra dunque in collisione con l’orientamento della procura di Lecce che aveva imposto lo stop al piano di contenimento del batterio (cosiddetto Piano Silletti) contestando anche sulla base di una consulenza la relazione diretta, ritenendola non adeguatamente suffragata dal punto di vista scientifico. Tra i 18 autori dello studio, due (Donato Boscia e Vito Savino) sono iscritti nel registro degli indagati della magistratura leccese che ha contestato - a vario titolo - i reati di diffusione colposa di malattia delle piante, falso materiale e ideologico, getto periocoloso di cose, distruzione di bellezze naturali.

Il test di patogenicità timbrato Efsa ha dunque confermato l’ipotesi originaria avanzata dalle autorità ufficiali nazionali ed europee: in pratica dopo dodici mesi dall’inoculo del batterio la maggior parte delle piante in campo aperto e quasi tutte quelle in serra mostravano evidenti sintomi di disseccamento. Non solo: lo studio ha messo in risalto anche la maggiore vulnerabilità della varietà Cellina di Nardò rispetto ad altre, come Leccino o Frantoio: indicazione che coincide con quella emersa da altre sperimentazioni avviate in questi mesi per cercare di trovare un barriera all’avanzamento del batterio o per lo meno di limitare i danni.

Lo studio non è concluso: per almeno un anno si proseguirà il monitoraggio del ciclo vegetativo in serra, mentre la sperimentazione sul campo dovrà continuare per almeno un decennio. La task force regionale voluta dal governatore pugliese Michele Emiliano dopo l'intervento della procura leccese, ha adesso un documento autorevole con il quale confrontarsi.

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