Estate nera per i pompieri: brucia ancora il Salento. Non si spegne l’emergenza

Fiamme soprattutto sul litorale leccese, dove i vigili del fuoco stanno operando anche con mezzi aerei assieme al Corpo forestale e protezione civile. La rabbia dei sindacati del 115

Il mezzo che sta sorvolando il Salento

TORRE VENERI (Lecce)- Due canadair e un fire-boss sul cielo di Torre Veneri e sul litorale leccese. Pompieri al lavoro ininterrottamente da giorni, ma a non spegnersi è proprio l’emergenza incendi. I vigili del fuoco del comando provinciale, dopo la giornata nera di ieri, sono intervenuti anche questa mattina alla periferia del capoluogo salentino, a causa delle fiamme prepotenti che non concedono tregua.  Assieme al personale del 115, anche la protezione civile e gli agenti del Corpo forestale dello Stato. Oltre alla polizia, intervenuta a Frigole per fornire supporto alla gestione della viabilità. Tutte le squadre e i mezzi sono nei vari punti del Tacco colpiti dai roghi delle ultime ore. Ma sarebbe più opportuno parlare di settimane: da quando sono cominciati i primi episodi, infatti, l’allarme non è mai rientrato. Ed è a questo proposito che i sindacati hanno lanciato l’ennesima accusa contro le istituzioni, esasperati dall’emergenza.

“Il Salento flagellato dagli incendi, politici che si rincorrono a fare dichiarazioni stampa, che gridano allo scandalo o che si dimostrano, all’improvviso, sensibili a questo problema alla ricerca di un “clik”e in più ma poi si dimenticano ad emergenza finita. Vigili del fuoco impegnati senza sosta nonostante la legge quadro sugli incendi boschivi affidi ad altri e non a loro i compiti di coordinamento”, è l’ennesima denuncia che giunge da Giancarlo Capoccia, segretario provinciale del Conapo, il sindacato autonomo dei pompieri.  Dall’organizzazione, infatti sostengono di chiedere da tempo la riforma della legge quadro sugli incendi boschivi.

“Riteniamo l'attuale legge quadro precursore di sperpero di denaro pubblico e di confusione nel coordinamento e comando delle emergenze relative agli incendi boschivi, a causa della frantumazione delle competenze istituzionali, della pluralità dei soggetti coinvolti, e dei costi di tutte le struttuIMG-20160803-WA0001-2re incaricate della lotta, che il più delle volte operano senza una vera e propria organizzazione, poiché molteplici sono gli enti a cui viene affidato tale compito. Se a questo aggiungiamo la latitanza di tutti gli enti preposti dai Comuni, alla Provincia, alla Regione, i quali hanno l’obbligo di vigilare su quanto disposto dalle vigenti normative regionali affinché le prescrizioni, fondamentali sia in fase di prevenzione sia in fase di lotta attiva, siano rispettate il gioco è fatto".

"Ormai tutti sanno che l’opera antincendio da terra può essere efficace solo se si ha la capacità di intervenire nei primi minuti dell’incendio, dopodiché, il più delle volte, non rimane che ricorrere a immense quantità di personale ed automezzi e  mezzi aerei. Una soluzione? Il servizio antincendio boschivo va urgentemente riformato anche costituzionale se del caso e accentri nello Stato, attraverso i Vigili del Fuoco, tutte le competenze ed il coordinamento della lotta agli incendi, compresi quelli boschivi oggi demandati alle regioni”, fanno sapere, rimarcando un concetto già espresso nelle numerose altre note simili divulgate nei mesi scorsi.

Rincara la dose la sezione Pubblica amministrazione della Uil, a sostegno dei vigili del fuoco e rappresentata da Alessandro De Giorgi. “Il piano provinciale per l’emergenza migranti sì, quello per l’emergenza incendi no”. Puntano il dito con il recente accordo sottoscritto dagli enti salentini per un più efficace coordinamento nella gestione degli arrivi massicci di cittadini stranieri. Al quale, puntano il dito dall’organizzazione sindacale, non è però seguito un piano simile per i roghi nel Salento. “Nonostante il grido d’aiuto con tanto di richiesta d’incontro inviata al prefetto di Lecce, nessun tavolo tecnico è stato convocato, per discutere e varare un piano straordinario per l’emergenza incendi. Dopo i grandi incendi a Gallipoli (Punta della Suina e Lido Conchiglie), Porto Badisco, Santa Cesarea e quello di Otranto di luglio, agosto è iniziato nel peggiore dei modi. Migliaia di ettari di pineta, bosco e macchia in fumo da Torre Chianca fino a San Cataldo, con canadair a lavoro per ore e ore. Ormai non c’è giorno che alzando gli occhi al cielo nel Salento, non si veda in azione un velivolo antincendio, mentre il paesaggio a terra è ogni giorno più desolante, tetro, cinereo.

Dalla Uil tirano in ballo anche le statistiche: “Parlano chiaro: aumento esponenziale degli incendi di aree boscate, cespugliate e arborate, con squadre di vigili del fuoco che lavorano su turni da 12 ore.  In media ben 9 ore senza sosta. Con punte di 12 ore su 12. Ritmi sovrumani, ma il Salento può bruciare tanto a nessuno sembra importare dell’incolumità dei lavoratori vigili del fuoco, dei cittadini e del paesaggio. L’emergenza riguarda anche i mezzi. Nella convenzione Aib regionale, non è stato previsto un solo euro per l’acquisto di nuovi automezzi. Quelli a disposizione sono oramai vetusti e obsoleti. Il paradosso è che bisogna affrontare l’emergenza nell’emergenza”, si chiude, con tono indignato, la nota divulgata alla stampa.

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