Ergastolano in fuga, è il giorno della svolta: squadra mobile e penitenziaria catturano latitante

Il cerchio si è chiuso. L’ultimo nome presente sulla lista dei latitanti salentini è stato depennato dagli uomini della squadra mobile di Lecce, guidata dal vicequestore Sabrina Manzone. Fabio Perrone, ergastolano 42enne di Trepuzzi, è stato arrestato all'alba al termine di un blitz con gli agenti della penitenziaria

Fabio Perrone, detto "Triglietta"

LECCE – Il cerchio si è chiuso e oggi è il giorno della svolta. L’ultimo nome presente sulla lista dei latitanti salentini è stato depennato dagli uomini della squadra mobile di Lecce, guidata dal vicequestore Sabrina Manzone e dagli agenti di polizia penitenziaria, coordinati dal commissario Riccardo Secci. Fabio Antonio Perrone, alias "Triglietta", ergastolano 42enne di Trepuzzi, è stato arrestato all'alba, intorno alle 5.45, al termine di un blitz che ha visto impegnate una trentina di persone tra agenti della polizia di Stato e penitenziaria. 

Gli uomini della prima sezione criminalità organizzata e catturandi (una sorta di gruppo di élite di investigatori) e i colleghi della penitenziaria, dopo aver circondato l’edificio, hanno raggiunto il primo piano dello stabile e con uno stratagemma sono penetrati all’interno dell’abitazione. “Triglietta” è stato sorpreso e bloccato dopo un inutile, quanto disperato, tentativo di fuga dal terrazzo dell'abitazione dove si nascondeva, senza neanche dargli il tempo di reagire. Lui non ha opposto resistenza. Professionalità, sangue freddo, tempestivIMG-20160109-WA0000-3ità e cura di minimo dettaglio sono gli ingredienti alla base di un blitz perfetto, in cui nemmeno un singolo colpo è stato sparato.

Il ricercato aveva trovato rifugio nella sua Trepuzzi, al civico 54 di via 2 Giugno, una palazzina a un piano in una stradina periferica che dal paese d'origine del ricercato conduce verso Novoli. L'evaso aveva con sé la pistola Beretta sottratta all'agente di polizia penitenziaria al momento della fuga nei corridoi del "Vito Fazzi": all'interno dell'arma, vi erano 15 cartucce e un colpo in canna. Ma non è tutto: nell'abitazione, infatti, nascondeva anche un Kalashnikov, 10 cartucce calibro 12, alcuni cellulari e 4mila e 660 euro in contanti. 

In manette è finito anche l’uomo che lo ospitava, uno della fitta rete di fiancheggiatori che in questi due mesi ha dato supporto e aiuto al latitante. Si tratta di Stefano Renna, 33enne di Trepuzzi, incensurato e titolare del Barott8, locale che dista alcune centinaia di metri dall’abitazione dove Perrone aveva trovato rifugio. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Antonio De Donno e dal sostituto Stefania Mininni, proseguono per identificare gli altri complici. “In questi due mesi – ha spiegato il procuratore aggiunto Antonio De Donno – Perrone ha ricevuto aiuto e sostegno. L’arresto è un grande risultato frutto dell’incessante lavoro delle forze dell’ordine, anche perché l’evaso rischiava di diventare quasi un idolo negli ambienti criminali”.

IL VIDEO DELL'ARRESTO

La mattina del 6 novembre Perrone era stato trasportato sotto la scorta di due agenti della penitenziaria (altri due erano impegnati con un secondo detenuto e l’autista nel furgone) dal carcere di Borgo San Nicola nel reparto di Chirurgia endoscopica del “Vito Fazzi” per essere sottoposto a colonscopia. Privato delle manette, con una mossa repentina aveva strappato la IMG_8225-2fondina con la pistola d’ordinanza di uno degli agenti, ingaggiando un cruento conflitto a fuoco, ferendo gravemente di uno dei due a una gamba e di striscio un anziano. Poi, come nella più classica delle scene cinematografiche, era fuggito prima per le scale e poi rubando l’auto a una donna che si trovava nel parcheggio. Da quella mattinata di sangue e terrore di Perrone, alias “Triglietta”, si erano perse le tracce. In questi due mesi si è spostato di continuo, cambiando nascondiglio ogni due o tre giorni. Probabilmente in nottata avrebbe lasciato anche l'appartamento di via 2 Giugno.

Si tratta di un arresto importante, che giunge al termine di un capillare lavoro investigativo e di controllo del territorio, che ha visto impegnati oltre cento uomini. Da settimane, infatti, la squadra mobile (con i colleghi della polizia penitenziaria, dei carabinieri del comando provinciale e della guardia di finanza) stava facendo terra bruciata intorno all’ultimo latitante, controllando ogni possibile canale di rifornimento e sostentamento del ricercato. Un’attività incessante e massacrante, fatta di lunghissimi turni di lavoro, di un controllo del territorio minuzioso, di una raccolta di informazioni costante, dell’analisi delle tantissime segnalazioni giunte e dello studio di ogni dettaglio e di ogni traccia.

Nei suoi continui spostamenti l’evaso ha lasciato tracce minime, che hanno consentito agli investigatori di giungere all’ultimo rifugio e stanarlo. Armato, pericoloso e pronto a tutto, aveva già dimostrato in passato di sapersi muovere bene anche sotto la pressione psicologica di frenetiche indagini e ricerche in corso. Con ogni probabilità stava preparando una o più rapine necessarie a raccogliere il denaro necessario per fuggire all’estero. Una latitanza ha bisogno di denaro contante, tanto denaro.

Perrone è stato condannato all’ergastolo il 23 giugno scorso, con rito abbreviato, per l’omicidio di Fatmir Makovic, 45enne montenegrino residente nel campo “Panareo”, e il tentato omicidio del figlio, avvenuti il 29 marzo 2014 in un bar di Trepuzzi per motivi mai del tutto chiariti. Alle spalle, oltre un passato fatto di Scu, ha una condanna a diciotto anni per associazione mafiosa, armi e droga. Dovrà rispondere anche di tentato omicidio, evasione e del possesso di armi.

IL PLAUSO DEL QUESTORE

Il questore di Lecce Pierluigi D’Angelo “esprime il suo plauso ai funzionari della Squadra mobile che hanno dimostrato tenacia e non comune capacità investigativa. La cattura del latitante Perrone, che ha dimostrato la sua pericolosità sia nel momento della fuga che nelle fasi della sua cattura, è il frutto di incessante attività investigativa posta in essere, sin dal primo momento, e senza soluzione di continuità, dalle donne e dagli uomini della polizia di Stato e della polizia penitenziaria. Un risultato importante che restituisce sicurezza a tutta la comunità salentina, reso possibile grazie al lavoro sinergico tra polizia, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza e, soprattutto, della polizia penitenziaria, sempre in prima linea con noi sia nella fase del controllo del territorio, che in quella investigativa svolta sotto il coordinamento del procuratore Cataldo Motta.”

LE REAZIONI POLITICHE

“È un’ottima notizia quella che ci ha dato la sveglia questa mattina – commenta il consigliere regionale Saverio Congedo –, per la quale ci sentiamo di esprimere il più vivo ringraziamento alle forze dell’ordine e in particolare alla polizia penitenziaria e alla polizia di Stato. L’arresto di Fabio Perrone testimonia l’efficacia delle indagini svolte e l’efficienza delle nostre forze di polizia e fa giustizia, in tempi ragionevoli, di un episodio che aveva gettato inquietudine e preoccupazione nell’opinione pubblica, scatenando, tra l’altro, non poche polemiche dopo la rocambolesca fuga di Perrone dall’ospedale di Lecce. Oggi possiamo tirare tutti un grosso sospiro di sollievo”.

“Complimenti alle forze dell'ordine che in maniera incruenta e con un'azione di alta professionalità hanno assicurato la cattura dell'ergastolano che per due mesi ha tenuto il Salento con il fiato sospeso – il comento del presidente della Provincia Antonio Gabellone –. Le comunità della nostra provincia ora sono più tranquille”.

“Complimenti alle forze dell'ordine e alla magistratura per il lavoro paziente e capillare che hanno svolto in questi mesi - il commento del sindaco Paolo Perrone -. La cattura di Fabio Perrone è una esemplare risposta di legalità. Su questo fronte il 2016 inizia con una buona notizia”.

“Le forze dell’ordine hanno condotto davvero un encomiabile lavoro, sia in questi due mesi di fase investigativa, sia nell’operazione di cattura di questa mattina. La notizia di oggi è sicuramente un gran bel segnale per la sicurezza della nostra comunità. Questo 2016 non poteva iniziare in modo migliore”. E’ il commento del senatore Dario Stefàno, coordinatore di Noi a Sinistra per la Puglia, alla notizia della cattura all’alba di Fabio Perrone a Trepuzzi, nel Salento. “Il lungo periodo di latitanza in un territorio comunque battuto a tappeto ogni giorno dalle forze dell’ordine alla sua ricerca e il ritrovamento delle armi al seguito di Perrone sono la prova evidente di quale fosse il potenziale di pericolosità, fortunatamente rimasto inespresso". “C’è un grande lavoro di coordinamento e un altrettanto grande lavoro di squadra dietro questo straordinario risultato di oggi - conclude Stefàno - che ci restituisce tranquillità e serenità e alimenta la fiducia nei confronti di chi si occupa ogni giorno della nostra sicurezza mettendo a rischio la propria”.

“Vorrei esprimere apprezzamento e sincera gratitudine alle forze dell'ordine che, con l'operazione di questa mattina all'alba, hanno assicurato alla giustizia il latitante ed ergastolano Fabio Perrone" il commento dell'onorevole Federico Massa. "E' stato premiato il duro lavoro investigativo condotto in questi mesi con grande professionalità dagli inquirenti. Oggi, grazie a questa operazione, sono stati rafforzati i principi di legalità e giustizia sul nostro territorio. Tutti noi Salentini dobbiamo complimentarci con i nostri uomini e le nostre donne, impegnate ogni giorno per difendere e tutelare la nostra sicurezza, per quest'importantissimo e meritato risultato”.

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