Espianto ulivi, zona rossa, reflui nella falda del cantiere: 15 gli indagati oltre Tap

Avviso di chiusura indagini notificato ai vertici della società, ma anche ai rappresentanti delle ditte che hanno realizzato le attività relative agli alberi e i lavori per il pozzo di spinta a San Basilio

I lavori per la realizzazione della zona rossa a San Basilio (novembre del 2017).

LECCE – Sono quindici gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Lecce sull’espianto di centinaia di ulivi in località Le Paesane, a Melendugno e sul presunto inquinamento della falda nel cantiere di San Basilio. Nelle persone dei due direttori dotati del potere di rappresentanza legale è indagata anche la società Trans Adriatic Pipeline Ag Italia.

Il procuratore Leonardo Leone De Castris e il sostituto Valeria Farina Valaori hanno dunque messo un punto alla fase di indagine di una delle inchieste che riguardano il progetto di gasdotto: l’altra riguarda l’applicabilità della normativa sul rischio di incidenti rilevanti nell’ambito della valutazione di impatto ambientale. Per questo secondo troncone a gennaio ci sarà l'udienza per l'esame dei tre periti che con la loro relazione hanno avallato la regolarità dell'iter seguito.

Espianto in periodo non autorizzato

Per aver espiantato ulivi in periodo diverso da quello autorizzato e per aver realizzato una recinzione con jersey, rete metallica e filo spinato sono indagati Michele Mario Elia (country manager di Tap), Gabriele Paolo Lanza (project manager di Tap), Lucio Mello (54enne di Veglie, titolare dell’omonima ditta individuale con sede a Carmiano), Massimiliano Greco (46enne di Monteroni di Lecce, legale rappresentante della Greco Cosimo snc) e Vallone Antonio (48 anni di Galatina, legale rappresentante della società cooperativa Montaggi industriali di Melpignano, subappaltatrice della Greco Cosimo per il montaggio della recinzione). Le attività condotte dal 14 marzo al 27 aprile 2018 avrebbero configurato il reato di distruzione e deturpamento di bellezze naturali.

Falda contaminata durante i lavori

Elia e Lanza risultano indagati anche per scarichi di acque reflue industriali non autorizzati in due lotti del cantiere e nell’area dei conci, nel periodo dal 21 novembre del 2017 al 24 aprile del 2018. Con loro Luigi Romano (Fabrication Operation Manager di Saipem, appaltatore principale dei lavori per il microtunnel e la condotta tra Albania e Italia), il friulano Adriano Dreussi e l’abruzzese Piero Straccini (in qualità di Offshore Construction Manager Saipem), il friulano Yuri Picco (responsabile di commesse per I.Co.P., subcontrattista per il pozzo di spinta), Giuseppe Mariano (53enne nato in Germania e residente a Copertino, direttore di cantiere di Sme Strade srl, subcontrattista per la preparazione aree di cantiere), Giuseppe Cesario Calò (66enne di San Cesario di Lecce, datore di lavoro presso Geoambiente srl, subcontrattista per impermeabilizzazione vasche e intermediario per lo smaltimento del materiale di demolizione), il campano Aniello Fortunato (direttore tecnico di I.Co.P.) e Maurizio Luigi De Pascalis (59enne di Galatina, legale rappresentante della Pietro De Pascalis srl (fornitura in opera del calcestruzzo).

Per le condotte di cui sopra alle stesse persone è contestato, sempre in concorso, per delitti colposi contro l’ambiente. In particolare sono accusati di aver causato “la compromissione o un deterioramento significativi e misurabili della sottostante falda acquifera, contaminandola con sostanze pericolose”. Il 16 novembre scorso i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Lecce avevano eseguito un decreto di perquisizione e sequestro di documentazione in varie sedi di Tap, nel cantiere di San Basilio e anche presso un laboratorio di analisi di Padova utilizzato dalla società per le indagini di tipo ambientale legate alla realizzazione del gasdotto.

Zona rossa in violazione dei vincoli

Danneggiamento è invece il reato contestato a Elia, Lanza, Greco, Vallone, Claudio Coroneo (leccese di 62 anni) e Pantaleo Notaro (58enne di Galatina), gli ultimi due in qualità di soci amministratori della Nova Montaggi di Galatina, subappaltatore per il montaggio della recinzione. Il riferimento è alla creazione della cosiddetta “zona rossa”, istituita con ordinanza del prefetto a partire dal 13 novembre fino al 13 dicembre del  2017. Per i magistrati inquirenti le opere sono state condotte in assenza dell’autorizzazione richiesta e in violazione della Carta dei vincoli connessa al decreto ministeriale autorizzativo, nella quale era previsto che la recinzione non interessava aree soggette a vincoli paesaggistici e ambientali.

L’ingegner Luca Schieppati e l’avvocata Elisabetta De Michelis, in quanto direttori di Tap Italia dotati di potere di rappresentanza legale, sono indagati per responsabilità amministrativa da reato.

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