Estorsione aggravata, condanna a tre anni e mezzo per Fabrizio Miccoli

Al centro dell'inchiesta alcune intercettazioni che avrebbero coinvolto l'ex calciatore nella lunga parentesi a Palermo

LECCE – Condanna a tre anni e mezzo per Fabrizio Miccoli. L’ex capitano giallorosso era imputato nel giudizio con rito abbreviato dopo che il gip del Tribunale di Palermo, Fernando Sestito, ha disposto a ottobre scorso l’imputazione coatta per il reato di estorsione aggravata dal fatto di aver favorito Cosa nostra. Il giudice non aveva accolto la richiesta d'archiviazione per l'ex attaccante di Lecce e Palermo, coinvolto nell'indagine che ha portato a processo Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino, con l'accusa di concorso in estorsione. Ad aprile scorso lo stesso gip aveva respinto una prima richiesta di archiviazione. Oggi la sentenza di condanna emessa dal gup Wlater Turturici.

Al centro dell’inchiesta alcune intercettazioni che avrebbero coinvolto l’ex calciatore nella lunga parentesi siciliana: “Gli diamo diecimila euro a loro e due te li tieni tu”, avrebbe detto Miccoli a Lauricella. L’ex capitano ha però sempre respinto le accuse, negando di aver "aiutato" Lauricella e Alioto nella presunta estorsione.

I fatti contestati si riferiscono al periodo tra il 2010 e il 2011. L’ex gestore di una discoteca di Isola delle Femmine, “I paparazzi”, sarebbe stato vittima di pressioni da parte di Mauro Lauricella che avrebbe tentato di recuperare un credito avanzato dal nuovo socio del locale, Giorgio Gasparini, ex fisioterapista del Palermo. Allora sarebbe entrato in scena l'ex attaccante rosanero, accusato di aver chiesto l'intervento del figlio del boss della Kalsa Antonino, con cui era amico, per aiutare Gasparini a riscuotere il denaro.

Per questo episodio Mauro Lauricella è stato già condannato a un anno, ma l’ipotesi di reato è stata derubricata in violenza privata aggravata. Nell’ambito del giudizio, lo scorso 16 maggio, l'ex capitano rosanero è stato sentito come teste: “Non sapevo che Lauricella fosse figlio di un boss, siamo amici – ha spiegato l’ex calciatore –. Sono stato sei anni a Palermo e sono andato tre volte in discoteca, sempre con Mauro. Avendo saputo che il fisioterapista aveva qualche problema con questi della discoteca mi è venuto spontaneo parlare con Mauro. Non sapevo di cosa si trattasse e mi sono poi disinteressato".

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