L'ex sindaco impugna lo scioglimento per infiltrazioni mafiose a Surbo

Fabio Vincenti e gli altri componenti della giunta chiedono al Tar Lazio l'annullamento del decreto firmato dal Presidente della Repubblica

La sede del Comune di Surbo.

SURBO - Impugnato davanti al Tar Lazio il decreto del Presidente della Repubblica con il quale è stato sciolto il consiglio comunale di Surbo. La firma del Capo dello Stato arrivò dopo la decisione del Consiglio dei Ministri di porre fine all'esperienza amministrativa in corso per il pericolo di infiltrazioni mafiose. Nel comune alle porte di Lecce si sarebbe dovuto votare a giugno per scadenza naturale ma lo scioglimento ha aperto una lunga fase commissariale.

L'ex sindaco Fabio Vincenti e i componenti della sua giunta sono però convinti dell'illegittimità dei provvedimenti che hanno portato alla conclusione anticipata del loro mandato. Per questo si sono affidati a Ernesto Sticchi Damiani per la stesura di un ricorso che è stato presentato al Tar del Lazio. I ricorrenti contanto di smentire i vari passaggi della relazione della prefettura che contiente la proposta di scioglimento, ma anche di dimostrare "la impermeabilità dell'azione amministrativa del Comune di Surbo a pressioni o tentativi di infiltrazione criminale e quindi - è scritto in una nota - l'assoluto rispetto non solo delle leggi, ma anche dei principi di trasparenza e imparzialità".

Quello di Surbo è uno dei tre consigli comunali del Salento sciolti: all'inizio del 2017 fu la volta di Parabita, quindi a giugno scorso è toccato a Sogliano Cavour. Poco prima, a maggio, Surbo. Si tratta senza dubbio di un segnale preoccupante. Nel caso di Parabita un ricorso presentato dall'ex primo cittadino, Alfredo Cacciapaglia, era stato accolto a marzo scorso dal tribunale amministrativo del Lazio e il sindaco era ritornato al suo posto, ma tre mesi dopo il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dall'Avvocatura Generale dello Stato. 

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