Foro nel muro per rubare, l'imprenditore: "Così rischiamo di andarcene"

Amareggiato l'amministratore di Itoprem. "E' il terzo caso per noi. Zona industriale in preda ai ladri ogni notte. Occorre chiudere i varchi"

 LECCE – “Stiamo valutando seriamente la possibilità di delocalizzare o di ridimensionare la nostra attività”. C’è sconforto nelle parole di Alessio Nisi, imprenditore di Galatone, amministratore unico di Itoprem Srl. La notte scorsa, lui e altri fra soci e collaboratori si sono ritrovati quasi faccia a faccia con i ladri. Tre, in tutto. Almeno, tanti ne sono stati visti fuggire. E come “ricordo” del loro passaggio, hanno lasciato un grosso foro nel muro perimetrale. Erano riusciti a entrare nel magazzino e a disattivare gli allarmi. E sicuramente ambivano a rubare mezzi pesanti. Come accaduto in passato.  

L’azienda, che distribuisce materiali edili ed effettua sagomature e saldature di armature in acciaio per l’edilizia, opera sul mercato sin dal 2008. La sede è nella zona industriale di Lecce, in viale Marcello Chiatante. Ed è ormai al terzo furto patito in poco tempo. Questa volta sventato, grazie a un sofisticato impianto d’allarme collegato all’istituito di vigilanza Cosmopol e all’intervento, in primis, proprio di Nisi e altri soci. Da Galatone sono letteralmente volati verso Lecce, quando hanno capito cosa stesse accadendo. Ma lavorare in queste condizioni sta diventando difficile. Quasi impossibile.

"Tensione ormai insostenibile"

“Ormai è insostenibile la tensione che ogni giorno si viene a creare nella zona industriale di Lecce – spiega Nisi -  per gli innumerevoli furti di automezzi che si registrano costantemente ogni mese, tanto da scoraggiare ognuno di noi ad investire per sviluppare la propria attività”. E più del danno economico stesso, sono preoccupazione, rabbia, senso d’impotenza di fronte a questi raid a creare forte disagio. E a porsi interrogativi sul futuro.

Ancora fresco nella memoria è l’episodio dell’ottobre del 2017. I ladri, in quell’occasione, riuscirono a rubare un grosso autocarro con gru. E per farlo, demolirono completamente un muro di recinzione sul retro dello stabilimento. Fu un serio problema per l’azienda, tanto che da allora ha potenziato i sistemi di sicurezza. Ma, per quanto sofisticati possano essere i ritrovati tecnologici, i “professionisti” del settore (spesso provenienti dal nord della Puglia) ci provano sempre.

Tutto è iniziato attorno alle 20,30

Ieri, tutto ha avuto inizio attorno alle 20,30. I soggetti, incappucciati, a quell’ora devono essere entrati una prima volta, perché l’allarme collegato all’istituto di vigilanza è scattato. La pattuglia arrivata sul posto, però, da una ronda esterna non ha notato nulla di particolare. Ma poco dopo si sono verificate alcune anomalie. Da un controllo più approfondito si è scoperto che era stato staccato il ponte radio.

A quel punto, il volo verso Lecce. I ladri erano ancora all’interno del perimetro. Si erano fatte ormai circa le 22. Sono state chiamate le forze dell’ordine e sul posto sono arrivati carabinieri della sezione radiomobile e volanti di polizia in supporto. Nel giro di pochi minuti, il punto è stato presidiato. Ma nel frattempo i malviventi si erano volatilizzati, a bordo di alcune autovetture. Fuggendo dalla tangenziale.

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La scoperta del foro nel muro

La perlustrazione ha portato alla scoperta un ampio foro nel muro del capannone, dalla parte retrostante, dove vi sono campagne. Avevano creato un varco per disattivare gli allarmi e distruggere la sirena e alcune videocamere. Il sospetto di Nisi? Soggetti che in precedenza devono aver svolto un sopralluogo, perché sono stati in grado di districarsi per diverso tempo in punti non coperti dall’allarme dell’immenso magazzino. Insomma, sapevano come spostarsi. Ciononostante, hanno fallito. E tuttavia, restano lo strascico di una notte insonne e lo scoraggiamento.   

Nisi, oggi, ringrazia le forze dell’ordine per l’intervento tempestivo, ma non manca neppure di puntare il dito contro l’assenza, fino a questo momento, di interventi correttivi. Tavoli e dibattiti si sprecano, ma per lui, “solo parole di circostanza”, rispetto al bisogno concreto di sicurezza. E trovarsi ieri, a tarda ora, in una zona industriale deserta, gli ha dato una sensazione di vuoto sconfinato. Un luogo in cui un ladro o un rapinatore possono essere celati in ogni angolo, dove malintenzionati possono agire praticamente indisturbati.

"Chiudere gli accessi nella zona industriale" 

Si è dunque ancora in attesa della partenza del progetto “Azienda sicura” che avrà una prima fase operativa fra un paio di mesi e dovrebbe essere ultimato a febbraio del 2020. Un maxi finanziamento per coprire con speciali occhi elettronici le principali quattro zone industriali del Salento. Ma basterà?

L’imprenditore, nel frattempo, ha una sua idea, quella di “un impianto di videosorveglianza ‘sorvegliato’ e la presenza costante di una pattuglia delle forze dell’ordine, nell’immediato, con la possibilità di chiudere gli accessi della zona industriale nelle ore serali e notturne, lasciando aperto un unico accesso controllato”. A suo avviso, questa soluzione, già adottata altrove, “rappresenterebbe un intervento utile a ridare fiducia agli operatori”. Intanto, le indagini, su questo caso, per competenza territoriale sono in mano ai carabinieri della stazione di Santa Rosa.

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