Fotovoltaico, non ci fu alcuna truffa: assolti responsabili della Darko

Angela Andrioli, 34enne di Salve ed Ercole Placì, 52enne, sono stati assolti da tutte le accuse a loro carico, "perché il fatto non sussiste"

Pannelli fotovoltaici.

LECCE – Angela Andrioli, 34enne di Salve ed Ercole Placì, 52enne, sono stati assolti da tutte le accuse a loro carico, “perché il fatto non sussiste”, in un procedimento che verteva su vicende legate ad accordi commerciali per la realizzazione di impianti fotovoltaici.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Marcello Rizzo della seconda sezione penale. Le motivazioni si conosceranno entro novanta giorni.  

Angela Andrioli ed Ercole Placì, in qualità di amministratrice e responsabile tecnico della società Darko Srl, erano stati accusati, in un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Emilio Arnesano, di aver messo a segno una truffa da oltre 250mila euro ai danni di una società salentina.

Secondo l’ipotesi accusatoria, le due aziende, anche sulla scorta di precedenti rapporti commerciali, avrebbero sottoscritto un accordo secondo cui la Darko avrebbe dovuto realizzare, entro il 31 dicembre 2010, un impianto fotovoltaico sul tetto del capannone di una vetreria di Copertino. Per questo, la ditta che aveva commissionato l’impianto, avrebbe anticipato 252mila e 400 euro circa. L’impianto, però, non sarebbe mai stato realizzato, poiché il lastrico solare su cui avrebbero dovuto creare il parco fotovoltaico risultava gravato da ipoteca.

Le due società avrebbero dunque sottoscritto un nuovo accordo, secondo cui la Darko avrebbe dovuto realizzare l’impianto sul tetto del capannone di un'altra impresa della zona. In questo caso l’opera sarebbe stata realizzata, ma, sempre secondo le accuse a carico dei responsabili della Darko, per l'impianto, di circa 97 chilowatt, la voltura non sarebbe mai avvenuta perché era stato già accatastato a un’altra società come opificio.

A dare avvio alle indagini era stato l’esposto presentato in Procura dal legale dell’azienda, l’avvocato Giada Trevisi. Il pubblico ministero aveva fatto sequestrare l’impianto fotovoltaico, per svolgere gli accertamenti necessari.

I due indagati, assistiti dall'avvocato Amilcare Tana, avevano immediatamente ottenuto il dissequestro, attraverso il ricorso al Tribunale del riesame. Secondo la difesa non vi sarebbe stata alcuna truffa, ma una mera questione contrattuale da risolvere in sede civile. Ora è arrivata la sentenza di assoluzione e sebbene non si conoscano ancora le motivazioni, si può ben dedurre che le tesi difensive abbiano convinto il giudice.   

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