Frodi via web, hacker ucraini nella rete… della polizia

Entravano nei conti bancari prelevando ingenti somme. Il meccanismo contemplava l'aiuto di ignare vittime, contattate con la promessa di soldi facili. La truffa scoperta dal commissariato di Gallipoli

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Il meccanismo era abbastanza ingegnoso e si avvaleva della complicità involontaria delle stesse persone frodate. Ma il giro sporco d'affari sul web di due hacker ucraini, che agivano a vastissima scala, è stato messo a nudo dagli agenti del commissariato di Gallipoli, dopo una circostanziata denuncia da parte di C.A., un imprenditore 34enne, che si è presentato nei giorni scorsi di fronte agli agenti riferendo che ignoti erano riusciti in qualche modo a bucare il sistema di difesa telematico di una banca nazionale, con filiale nella città jonica, e penetrare nel conto corrente della madre, prelevando 2mila 800 euro.

Nel corso delle indagini, avviate seguendo la traccia lasciata dal denaro sottratto, gli agenti sono così risaliti ad un'organizzazione internazionale, a capo della quale vi erano proprio i due ucraini. I due hacker avevano messo in piedi un sistema che faceva leva sull'ingenuità di giovani e giovanissimi, magari bisognosi di denaro. I ragazzi italiani venivano contattati via e-mail con indirizzi quali mike@mmscrub.com e support@getassistedgroup.com. A loro erano offerti guadagni facili, attraverso semplici incarichi che consistevano nel trasferimento denaro avuto in pagamento in Italia, per non meglio specificate prestazioni nel Paese dell'ex Unione Sovietica.

Ma come funziona il "gioco"? In sostanza, come spiegano gli uomini del commissariato, gli hacker riescono ad entrare negli archivi informatici dei cittadini che usano Internet per effettuare operazioni bancarie, rubandone la password e acquisendone l'identità. Si tratta di pirati informatici in grado persino di modificare l'utenza telefonica della persona presa di mira, che la banca ha obbligo di contattare per chiedere conferma dell'operazione e ricevere autorizzazione a procedere.

Ovviamente il denaro non viene trasferito direttamente in Ucraina: una transazione diretta moverebbe a sospetto gli impiegati bancari, i quali procederebbero a controlli più dettagliati. Ecco, allora, spiegato il trucco del "filtro", cioè il primo passaggio intermedio in Italia, avvalendosi dei quei ragazzi precedentemente contattati, riforniti persino di falsi contratti, nei quali, ovviamente, non si specifica la provenienza del denaro. La trappola messa in piedi dai due finti imprenditori aveva già fatto una prima vittima: una ragazza valdostana che, una volta ricevuto lo pseudo-contratto di collaborazione ed avendogli candidamente fornito le proprie coordinate bancarie, si è vista recapitare il denaro che, ritirato, aveva provveduto a sua volta a trasferire sul conto dei truffatori.
Il fenomeno delle frodi di questi tipo è antico come il mondo. Nel senso che un tempo si usava la posta ordinaria per recapitare messaggi, nella speranza che persone ingenue cascassero nella trappola; oggi lo stesso avviene con la posta elettronica e, spesso, dietro vi sono vere e proprie organizzazioni criminali, anche molto pericolose. Uno di questi fenomeni è molto conosciuto in Nigeria, ad esempio. La truffa alla nigeriana è un tipo di raggiro particolarmente diffuso e che contempla centinaia di varianti, anche se in linea di massima il trucco è sempre lo stesso: invitare ignari utenti a compiere delle operazioni bancarie, in cambio di una parte dei bottino.
Per difendersi dalle frodi informatiche, di qualsiasi tipo, la polizia offre alcuni consigli, come, ad esempio, quello di ideare insieme alla propria banca una "parola d'ordine" a supporto dell'utenza telefonica già esistente, parola segreta che nessun hacker potrà conoscere e variare, come può succedere con il recapito telefonico. Inoltre, quasi tutti gli istituti bancari forniscono i clienti con "pen driver", munite di codici di accesso che cambiano ogni giorno.
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E un altro tentativo di truffa è stato segnalato dal commissariato gallipoli. Questa volta a mezzo cellulare. Potrebbe accadere di essere contattati dal numero 44209503, accompagnato dalla scritta Concat. Rispondendo, dall'altro capo non si troverebbe alcun interlocutore, mentre tutto il credito telefonico sparirebbe nel giro di pochi istanti. In sostanza, rispondendo alla chiamata, si innesca un sistema destinato a clonare la scheda telefonica del malcapitato. Le indagini sono in corso.

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