La cintura come cappio e guanti di lattice infilati in gola: salvato in extremis

I carabinieri dell'aliquota radiomobile di Gallipoli sono riusciti a rintracciare tramite cella telefonica un 45enne residente nel milanese in vacanza nel Salento che si stava suicidando a Galatone. Prima ha annunciato il gesto a un suo amico, un maresciallo dell'Arma che presta servizio a Ugento

Repertorio.

GALATONE – A volte la linea di confine fra la vita e la morte è talmente stretta da essere quasi invisibile. Questione di lancette d’orologio. Un minuto più tardi e un terribile destino ormai appeso a un filo si sarebbe compiuto, trasformando una vacanza da Sesto San Giovanni, nel milanese, verso il Salento in una tragedia impossibile da dimenticare. 

Quella che arriva dalle zone di Gallipoli e Galatone è una storia che si può raccontare con un sospiro di sollievo. Ma questo solo grazie alla tempestività di chi è intervenuto. Uomini che a loro volta hanno vissuto una trentina di minuti ad alta tensione, con il cuore in gola, nel timore di non farcela, e la necessità di mantenere nello stesso tempo lucidità e nervi saldi per portare a termine la missione. 

Quando i carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Gallipoli sono arrivati sul posto prescelto da un uomo per suicidarsi, questi era ormai cianotico. L’hanno strappato da morte certa, togliendogli dal collo la cintura di sicurezza, avvolta come un cappio, ed estraendo dalla trachea un paio di guanti di lattice. 

E pensare che tutto è nato da un diverbio così banale, che la moglie è stata rintracciata in seguito dai militari in spiaggia. Non sapeva nulla delle intenzioni malsane del marito, un 45enne. Pensava che dopo la lite presto sarebbe rientrato e che si sarebbero riappacificati. 

E invece così non è stato. L’uomo, però, come spesso accade, ha lanciato segnali di fumo più che evidenti. Ha annunciato la volontà di farla finita, sperando forse inconsciamente di poter essere salvato. E l'ha fatto contattando non certo una persona qualunque, ma un maresciallo dei carabinieri che presta servizio a Ugento. Un suo amico. 

E’ dunque a lui che l’uomo ha telefonato, intorno alle 12,30, spiegandogli del diverbio con la moglie, dicendogli di essere andato via da casa, e dichiarando apertamente le sue intenzioni, prima di riattaccare. Nessun’altra indicazione. 

Il carabiniere ha ovviamente preso la situazione con la massima serietà possibile ed ha capito che non c’era un solo minuto da perdere. Per questo ha preso contatto con i colleghi della compagnia di Gallipoli, sapendo che lui era in vacanza in quelle zone, fornendo loro il recapito telefonico del suo amico.

L’operatore della centrale operativa ha quindi fatto un tentativo: ha composto il numero e il 45enne ha accettato la chiamata. Non ha risposto alle domande, non ha detto dove fosse diretto. E’ rimasto in silenzio. Quel semplice gesto di aprire il microfono ha però permesso ai carabinieri di attivarsi. Hanno quindi individuato in breve tempo la cella telefonica e intuito quale potesse essere la zona in cui si trovava in quel momento preciso momento: a Galatone, in piazza Padre Pio. 

I militari si sono quindi fiondati sul posto e alle 13,05, meno di mezzora dopo la prima telefonata, erano davanti alla sua auto, una Citroen C3. L’uomo era seduto nell’abitacolo, privo di coscienza, con la cintura di sicurezza agganciata, ma contemporaneamente una parte avvolta attorno al collo. In gola aveva anche infilato quei due guanti di lattice. Stava soffocando.

Salvato e consegnato nelle mani dei sanitari del 118, nel frattempo chiamati dagli stessi carabinieri, è stato trasportato presso l’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina, dov’è stato tenuto sotto osservazione.   

Come detto, tutto sarebbe riconducibile al diverbio con la consorte. In realtà, uno screzio blando, che però è stato sufficiente a far scattare una molla interiore, a spingerlo verso il tentativo di mettere in atto un gesto estremo. E questo perché sembra che l’uomo soffra da diverso tempo di alcuni disturbi dell'umore. 

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