I pescatori agitano le acque: "Dateci il mercato"

La marineria di Gallipoli protesta: "Penalizzati dalle normative europee e dai grossisti". E intanto è in arrivo il ristoro per i danni della mucillagine. Una delegazione ricevuta oggi da Trovato

Pescatori nel Seno del Canneto di Gallipoli
Tornano a protestare i pescatori di Gallipoli per i quali i problemi quotidiani da affrontare sembrano non finire mai. E mentre un barlume di speranza si intravede in questi giorni per la marineria in generale, visto che il Ministero dell'Agricoltura e della pesca ha dato il via libera alla concessione dei contributi finanziari, a fondo perduto, per oltre 2,9 milioni di euro destinati agli imprenditori ittici nazionali. La somma è quella stabilita dal Governo centrale quale parziale ristoro per i danni subiti nei mesi scorsi a causa della mucillagine nel periodo gennaio-aprile 2007. Il decreto ministeriale firmato da Paolo De Castro, già pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, riguarda gli armatori, la marineria e gli imprenditori ittici di Pesaro, Ancona, San Benedetto, Ortona, Pescara, Termoli, Manfredonia, Molfetta, Bari, Brindisi, Gallipoli, Taranto e Crotone.

Ma i problemi sul piatto della bilancia ora sono altri. E una folta delegazione dei pescatori locali ha già illustrato il malcontento generale tanto al Comandante della Capitaneria di porto di Gallipoli, Giacomo Salerno, tanti al commissario prefettizio di Palazzo Balsamo, Angelo Trovato. Questioni che si sono ancor più acuite dal momento che le forze dell'ordine hanno provveduto ad intensificare i controlli sul pescato e gli stessi grossisti hanno innalzato ancor più le loro "esigenze" rispetto alle normative stabilite dalla comunità europea. Si tratta del solito problema della "pezzatura" del prodotto pescato che non deve essere inferiore, nelle dimensioni, a quelle stabilite in maniera fiscale dalla Comunità. Una normativa difficilmente applicabile nei mari salentini caratterizzati da un tipo di fauna marina di dimensioni molto più ridotte che non possono rientrare nella casistica internazionale. Ecco perché molti dei pescatori finiscono spesso "nella rete" delle forze dell'ordine e dopo una giornata di lavoro si ritrovano a portare a casa multe e sanzioni e al sequestro del pescato.

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Così come i grossisti finiscono per penalizzare gli stessi operatori locali "rifiutando" l'acquisto del pesce non a norma in tema di pezzatura e magari rifornendosi dalla marineria barese, dai paesi esteri o da produttori di altre regioni. Logico dedurre che la marineria gallipolina vive una nuova situazione di crisi e rischia di rimanere fuori dal mercato, con ripercussioni non del tutto trascurabili sul sostentamento delle loro famiglie (oltre tre mila) che vivono esclusivamente di pesca. Una situazione resa nota dalla delegazione ricevuta oggi dal commissario prefettizio al quale è stata consegnata anche una raccolta di firme promossa dagli stessi pescatori (oltre un centinaio) e con la quale si fa una richiesta esplicita: "L'attivazione immediata del mercato ittico all'ingrosso e la consegna ai pescatori di Gallipoli". O meglio i pescatori vorrebbero ottenere una porzione (quella in cui sono dislocate le celle frigorifere) della struttura mai attivata di via Lecce per autogestirla. Sempre meglio che continuare a vederla in disuso e "riconvertita" a parcheggio per i bus di linea extraurbani.

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