Il giorno dopo: acqua sulle fiamme della follia

Continuano i soccorsi per scongiurare il propagarsi delle fiamme con tutta probabilità appiccate da un piromane. E dalla Basilicata è giunto a San Foca l'elicottero della Protezione civile

L'elicottero “Ericson S 64” durante le operazioni di spegnimento dell'incendio a San Foca (servizio fotografico di Vincenzo De Filippi)
The day after. Il giorno dopo sulla litoranea adriatica San Cataldo-San Foca, località San Basilio. Lì dove l'incendio appiccato con tutta probabilità ieri notte dai piromani, ha distrutto tre chilometri, oltre 10 ettari in tutto, di pineta mediterranea, un gioiello naturale di cui questa mattina restano gli scheletri degli alberi. Stridente il contrasto tra i turisti che guardano il via vai dei mezzi della Forestale, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile e delle forze dell'ordine lungo la costa interessata dall'incendio. Stonati quei bungalow disseminati a ridosso del mare, disco-pub e piccoli bar alle prese con la stagione estiva ormai avviata mentre tutto intorno si alza l'odore acre del legno bruciato, fuliggine e fumo. Hanno appiccato il fuoco nella pineta a ridosso del mare, i folli, poi il vento di tramontana ha trasportato la fuliggine ancora incandescente al di là della piccola lingua d'asfalto della litoranea, in direzione della macchia mediterranea. Ed è stato l'inferno.

E poi c'è il martellamento delle eliche dell'elicottero della Protezione civile, l' "Ericson S 64" (nella foto, durante le operazioni) che ha le stesse mansioni del "Canadair", alzatosi alle prime luci dell'alba dalla base di Pisticci, in Basilicata, per volare in soccorso sua una fetta verde di Salento che brucia. Fino alle 9 di questa mattina aveva sganciato 25 volte sugli alberi ancora in fiamme 15 carichi di acqua prelevata dal mare: totale 9mila litri. Poi, il mezzo aereo è dovuto volare presso l'aeroporto di Brindisi per fare rifornimento di carburante.

Ore 10.15. Riappare nel cielo di San Cataldo di ritorno dal "Papola Casale". Compie un giro di perlustrazione sulla macchia mediterranea che arde a ridosso della litoranea, fa rotta verso il mare, si abbassa, preleva l'acqua marina, si rimette in quota e vira sull'inferno per vomitargli addosso tutto l'acqua che poco prima aveva ingoiato. Polizia e carabinieri hanno intanto bloccato la viabilità.

Dicono i militari della Forestale del distaccamento di Otranto che l' "Ericson S 64", dopo il carico in mare, può compiere tre sganci d'acqua rispetto al Canadair, che invece può contarne solo uno. Meno male. Gli uomini dei servizi antincendio sono qui ormai da 12 ore e quel che temono, a questo punto, è proprio il vento di tramontana: quando tutto sembra ormai sotto controllo, ecco infatti alzarsi nell'interno bosco colonne di fumo minacciose. "Ci risiamo", dicono, e le comunicazioni via radio con i colleghi che si sono spinti verso il cuore dell'incendio riprendono serrate.

E in tutto questo delirio, il Comune di Melendugno invia un tecnico che servendosi di un pc portatile, inizia a"scaricare" le immagini registrate dal sistema di controllo sulla viabilità, la colonnina posizionata a ridosso del semaforo all'ingresso di San Foca: ieri notte, con l'inferno alle spalle, le auto sfrecciavano sulla litoranea ignorando il "rosso". Ingiusto sarebbe stato multare gli automobilisti

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