Il procuratore antimafia: "Massima attenzione in campagna elettorale"

Federico Cafiero de Raho in visita a Lecce per la firma di un protocollo d’intesa sulle misure di prevenzione dopo l’entrata in vigore del nuovo codice antimafia

LECCE – “Il richiamo fatto ai politici di creare una barriera e di dare un segnale forte, spiegando che la politica non vuole i voti delle mafie, è rimasto sin qui inascoltato. Nessuno candidato ha dato sin qui priorità al contrasto alle mafie. Per questo la nostra attenzione in questa campagna elettorale sarà altissima”. A dirlo è il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, a Lecce per la firma di un protocollo d’intesa sulle misure di prevenzione dopo l’entrata in vigore del nuovo codice antimafia. Un messaggio forte e chiaro alla politica alla vigilia del voto del 4 marzo. Un monito che giunge in una terra dove la criminalità organizzata ha spesso inglobato la politica e gli amministratori pubblici. Lo stesso procuratore generale Antonio Maruccia, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha sottolineato come “comune ai gruppi criminali nelle tre province risulti l’espansione verso l’amministrazione pubblica, per condizionarla, infiltrarla e sostituirsi a essa”. “Le mafie sono sempre più strutturate – ha spiegato Cafiero de Raho – e si avvalgono di professionisti in grado di plasmare e penetrare il settore politico”.

La firma del protocollo è avvenuta alla presenza del procuratore generale, del procuratore di Lecce Leonardo Leone De Castris, e dei colleghi di Brindisi e Taranto: Antonio De Donno e Carlo Maria Capristo. Presenti anche il procuratore aggiunto della Dna Francesco Mandoi, il prefetto di Lecce Claudio Palomba e il questore del capoluogo salentino Leopoldo Laricchia.

Il nuovo codice antimafia ha ampliato i soggetti destinatari delle misure di prevenzione personali e patrimoniali: gli indiziati del reato di assistenza agli associati; le persone che abbiano posto in essere atti esecutivi (e non più solo preparatori) diretti a sovvertire l’ordinamento dello Stato; gli indiziati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione, gli indiziati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche; e gli indiziati di stalking. “Le innovazioni del codice antimafia hanno condiviso le regole per rendere più efficace lo strumento delle misure di prevenzione”, ha spiegato il procuratore antimafia. “La confisca è lo strumento utilizzato per aggredire i patrimoni mafiosi, il più efficace e fondamentale di contrasto alle mafie, anche nella lotta alla Sacra corona unita”.

Video: le parole del procuratore antimafia

“Le mafie devono essere immaginate come delle vere e proprie holding – ha aggiunto Cafiero de Raho –, capaci di individuare i settori più redditizi dell’economia e di conquistarli. Possono contare su professionisti altamente specializzati, capaci di delineare strategie adeguate al territorio, di creare un insieme di società i cui profitti vengono investiti nell’Italia del Centro-Nord”.

Napoletano, 66 anni il prossimo 18 febbraio, il procuratore Federico Cafiero de Raho è entrato in magistratura nel 1977 come pubblico ministero a Milano. Nel 1984 è tornato nella sua città d’origine, dove ha condotto numerosi processi e indagini giudiziarie contro la camorra, in particolare contro il “clan dei casalesi”. Le sue indagini alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli sono confluite nel processo “Spartacus”, dove de Raho ha rappresentato la pubblica accusa facendo condannare centinaia di camorristi. Nel marzo del 2013 è diventato procuratore di Reggio Calabria, dove ha dato impulso alla cattura di latitanti di 'ndrangheta, alcuni dei quali erano ricercati da circa 20 anni, e all’aggressione al patrimonio delle 'ndrine. Sotto la sua gestione, nel 2015 sono stati acquisiti 13 collaboratori di giustizia e 2 testimoni, un dato significativo in un territorio governato dall’omertà. L'8 novembre 2017 il plenum del Csm lo ha nominato, all'unanimità, nuovo procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, succedendo a Franco Roberti.

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