Regina Pacis, il procuratore generale: "Condannate don Cesare Lodeserto"

Il pg Giuseppe Vignola ha chiesto in appello la conferma della sentenza di primo grado per don Cesare Lodeserto, ex direttore del Cpt Regina Pacis di San Foca, accusato di violenze, minacce, ingiurie, estorsione e calunnia

di Andrea Morrone 03/02/2012
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L'ex Cpt Regina Pacis
L'ex Cpt Regina Pacis

    LECCE - "Chiedo la conferma integrale della sentenza impugnata". Si è chiusa con queste parole la lunga requisitoria del procuratore generale della Repubblica di Lecce, Giuseppe Vignola, nel processo d'appello a don Cesare Lodeserto, ex direttore del Cpt Regina Pacis di San Foca, imputato a vario titolo e in concorso con altre due persone, il nipote Giuseppe (detto Luca) e Natalia Vieru, per i reati di violenza, minaccia, ingiuria, sequestro di persona, estorsione e calunnia. Il procuratore Vignola ha chiesto la conferma delle pesanti condanne comminate, al termine del processo di primo grado svoltosi in giudizio abbreviato, dal gup Nicola Lariccia: 5 anni e 6 mesi di reclusione per don Cesare; 3 anni e 2 mesi per Giuseppe Lodeserto; 2 anni e 8 mesi per Natalia Vieru.

    Nella requisitoria il procuratore generale ha fatto spesso riferimento alle oltre 250 pagine di sentenza, descrivendo quello che era il clima nel Centro di permanenza temporanea Regina Pacis, una sorta di luogo a sé, al di fuori da ogni legge, con un gruppo ristretto di persone a decidere le sorti degli immigrati "ospiti" della struttura. Una struttura, è bene ricordarlo, detentiva, in cui venivano reclusi i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno.

    Nel clima di terrore, che secondo i testimoni e le parti offese si respirava all'interno del centro, chiunque osava opporsi andava colpito. E' il caso del dottor Refolo, uno dei medici in servizio al Cpt, pronto a testimoniare sulle presunte colpe di don Cesare, che avrebbe cercato pertanto di convincere un'ospite della struttura, Valeria Campeanu, con cui il medico aveva una relazione, ad accusare il suo compagno di violenza sessuale. Un'accusa da cui l'ex direttore è stato assolto perché il fatto non sussiste. Condannato invece, nell'ambito della stessa vicenda, Armando Mara, uno degli uomini di fiducia di don Cesare, che avrebbe minacciato il dottor Refolo dicendogli: "Te la facciamo pagare, noi ti diamo fuoco alla casa". Vi è poi la condanna per calunnia nei confronti dell'ufficiale dei carabinieri Elio Dell'Anna, falsamente accusato dal sacerdote, per il gup, di concussione. Accuse che don Cesare avrebbe riferito all'allora comandante provinciale Luigi Robusto.

    Le ipotesi di reato più gravi a carico di Cesare e Giuseppe Lodeserto e Natalia Vieru, sono quelle di estorsione e sequestro di persona. Al centro della vicenda "il rapporto di lavoro a nero delle ospiti con il mobilificio Soft Style di Pino Quarta a Novoli". Un lavoro spesso estenuante per otto o nove ore al giorno, dal lunedì al sabato, per cui le immigrate ricevevano un compenso giornaliero di 25 euro. Per chi si ribellava o si rifiutava di recarsi al lavoro, magari perché non in condizione di farlo, scattavano le minacce e le offese, fino ad arrivare ad impedire di uscire da Regina Pacis, anche per lunghi periodi, sequestrando i passaporti e stracciando i permessi di soggiorno.

    Don Cesare Lodeserto in tribunale-3Questi e altri episodi sono al centro del processo in corso dinanzi ai giudici della Corte d'appello. I giudici dovranno verificare e analizzare la vita all'interno di quello che era il più importante dei Centri d'accoglienza, oggi chiuso e abbandonato. Numerose le persone offese, quasi tutte ex ospiti del Cpt. Donne e uomini che non hanno dimenticato e che continuano a chiedere giustizia, e che si sono costituite come parti civili con gli avvocati Maurizio Scardia, Francesco Calabro (che hanno discusso oggi in aula e hanno depositato memorie e note difensive) e Marcello Petrelli. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 11 aprile per la discussione degli avvocati difensori e la sentenza.

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    Avatar di Luquiddhu Delluquiddhu

    R: Regina Pacis, il procuratore generale: "Condannate don Cesare Lodeserto"

    Luquiddhu Delluquiddhu:

    hanno troppo potere gli ambienti ecclesiali...e non certo potere divino,speriamo che la giustizia una volta ogni tanto trionfi e si faccia chiarezza su ciò che circonda la vicenda e si prendano seri provvedimenti...ma che lo dico a fare,siamo in italia,posso dire soltanto:baciamo le mani!

    sabato, 4 febbraio segnala
    Avatar di Mario Tardelli

    R: Regina Pacis, il procuratore generale: "Condannate don Cesare Lodeserto"

    Mario Tardelli:

    fare attenzione alla credibilità di chi chiede aiuto.... 

    sabato, 4 febbraio segnala
    Avatar di enzo longo

    R: Regina Pacis, il procuratore generale: "Condannate don Cesare Lodeserto"

    enzo longo:

    Don Cesare Lodeserto, fra i diversi processi, penali e contabili che lo riguardano, dovrà ancora dare conto di quello sulla gestione dei 9 miliardi di lire, ricevuti, con accredito sulla Onlus della Arcidiocesi per la gestione del Centro di accoglienza migranti, Regina Pacis, secondo la convenzione intercorsa con la Prefettura di Lecce.
    Dal Tribunale locale il magistrato competente ha annunciato appello della sentenza di assoluzione.
    Resta irregolare, non solo sul piano contabile, che il sacerdote facesse transitare parte di quelle erogazioni non sulla cassa della OnLus, ma su conti propri e di altri.
    Una contabilità peraltro parallela e intrasparente, senza che, valga la giustificazione accolta dal primo giudice assolvente, secondo la quale distrazione di fondi non sarebbe avvenuta, non prevedendo la convenzione espresso vincolo di destinazione.
    Da ricordare che, dopo l'arresto dell'ex bracciodestro del precedente vescovo leccese, eccellenti poltici bipartisan si recarono in diocesi per esprimere solidarietà. Superò tutti l'ex presidente della Provincia, già senatore del PD, Giovanni Pelllegrino, surrogando competenze governative, e senza acquisizione di relativa rendicontazione, destinò un consistente contributo a favore di un centro per il recupero delle "migranti perdute" che don Cesare ha attivato in Moldavia.
    Di che meravigliarsi? Si dovrebbe acquisire regolare rendicontazione per tutti i vari rilevanti contributi introitati da diocesi e parrocchie, giornalmente, mensilmente, annualmente e occasionalmente utilizzate in Italia, figuriamoci se ci si può occupare di uno fuori casa, anzi fuori cassa.

    sabato, 4 febbraio segnala
    Avatar di Cosimo Alessandro Quarta

    R: Regina Pacis, il procuratore generale: "Condannate don Cesare Lodeserto"

    Cosimo Alessandro Quarta:

    Ma al di là degli addebiti penalmente rilevanti, perchè la Chiesa avrebbe dovuto gestire un carcere?
    Perchè fare i gendarmi?

    venerdì, 3 febbraio segnala