Il "sistema Arnesano" andava fermato, la denuncia dei suoi stessi colleghi

E' l'aggiunto Elsa Valeria Mignone a segnalare al procuratore il comportamento anomalo del pm nel processo a carico di Narracci

LECCE – E’ il 15 ottobre scorso quando, sul tavolo del procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris, giunge una nota con cui il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone segnala il comportamento “anomalo” del collega Emilio Arnesano. Questi, infatti, “assai singolarmente, prima si segnala per seguire il procedimento a carico di Ottavio Narracci, dirigente dell’Asl, nella fase dibattimentale, mostrando dunque un interesse particolare ed inspiegabile per un processo – l’unico della Mignone per cui si è proposto – che non aveva neppure seguito nella fase delle indagini e, poi, tiene una condotta processuale anomala. Il pm Arnesano infatti, rinuncia a due testi dell’accusa (tra cui un ufficiale di pg fondamentale per la tesi accusatoria), non produce della documentazione importante e chiede l’assoluzione dell’imputato dall'accusa di peculato.

Da questa nota si sviluppa, o comunque subisce una brusca accelerata, l’inchiesta sul sostituto procuratore finito poi in carcere per corruzione in atti giudiziari. Sono proprio i colleghi del magistrato arrestato a intuire la gravità del suo operato e adoperarsi affinché sia fermato. Le indagini, tra intercettazioni e riscontri, acquisizioni di prove e pedinamenti, danno sostanza a sospetti e accuse che da tempo ruotano attorno alla figura di Arnesano. E’ lo stesso procuratore aggiunto Mignone, sentita come persona informata sui fatti, a raccontare della scarsa applicazione lavorativa del collega e delle lamentele degli altri. Emblematico, a tal proposito, l’escamotage con cui si segnala per seguire delle udienze che poi non si sarebbero tenute. In un’occasione fu il gip Alcide Maritati a segnalare alla Mignone una richiesta di misura cautelare avanzata da Arnesano in un procedimento relativo ad atti persecutori, “lunga circa otto/nove righe nelle quali non erano neanche riportati il capo d’imputazione e un sia pur breve riferimento alle esigenze cautelari”. Era stata sempre una segnalazione del gip a portare, un paio di anni fa, a una sanzione disciplinare nei confronti del collega per aver cercato di influenzare l’assegnazione del giudice di un processo.

Singolare, inoltre, il caso di alcuni anni fa (era l’estate del 2012) in cui il magistrato, titolare di un procedimento sulle presunte violazioni ambientali legate all’installazione di una statua dedicata a Manuela Arcuri sul lungomare di Porto Cesareo, invitò la celebre attrice a presentarsi in Procura come persona informata sui fatti. Il procedimento fu poi avocato dal procuratore Cataldo Motta che, ovviamente, rinunciò all’ascolto della donna.

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