Il vescovo ai leccesi: "Sia festa anche per i poveri"

D'Ambrosio, nel discorso omiletico del pontificale di Sant'Oronzo, dimostra ancora attenzione al sociale: annuncia di voler ripensare alla gestione della festa, affinché non si dimentichi dei poveri

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LECCE - Un nuovo gesto di grande coraggio. Dopo le parole nel giorno della processione cittadina dei santi patroni, in cui monsignor Domenico D'Ambrosio, aveva richiamato le istituzioni e i credenti a porre attenzione al sociale, e dopo lo straordinario pensiero di affetto rivolto ai detenuti della casa circondariale locale, il presule torna ancora una volta a tratteggiare un'attenzione rinnovata al senso stesso della celebrazione della festa. Sceglie il pensiero omiletico del pontificale dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, per far riflettere i leccesi sul valore intrinseco della festa religiosa, oltre l'attrattiva di ciò che spesso viene confuso con mero folklore.

E tra le righe, annuncia l'intenzione di cambiare qualcosa nella gestione stessa della festa patronale: "Le giornate di festa che noi celebriamo sono sempre e soltanto un rallegrarci nel Signore per questi Santi che ci ha donato? Tutto quello che facciamo ci conduce a un incontro ravvicinato con Dio attraverso la testimonianza grande di fedeltà a Cristo che i nostri Martiri ci hanno lasciato come esempio perché ne seguiamo le orme? Tutto il ricco apparato esteriore che anima, vivacizza la vita della comunità, ove ce ne fosse bisogno, la full immersion nel pluriforme mondo del folklore, quale forza di richiamo religioso esercita su di noi, sulla comunità, per una vita nuova, per un serio itinerario di riavvicinamento, di conversione che ci faccia avvertire la tristezza per un deludente nostro impegno di risposta alla vocazione alla santità?".

Sono queste le domande che il presule si è posto stamattina nella cattedrale leccese, ribadendo quante siano "vaste ed esigenti le richieste, perché aumentino ancora più le attrattive, gli intrattenimenti, i circenses, direbbero i nostri avi latini": "C'è però la prima parte - ha affermato - dell'assioma di imperiale romana memoria che domanda una risposta: panis, il pane. I poveri, quelli, secondo la parola di Gesù, che saranno sempre con noi, dove sono, chi li sostiene, chi si ricorda di loro? Può bastare un lauto pranzo in questo giorno solenne a tacitare le voci della nostra coscienza? E la crisi economica, e i problemi gravi che affliggono tante famiglie e lo sbandamento a cui esponiamo le nuove generazioni che non riescono a trovare un lavoro che metta a frutto le loro potenzialità e il loro bisogno di certezze, le tante, ancor più diffuse povertà, le conosciamo, possono essere accantonate lasciando, si fa per dire, tranquilli noi cristiani?"

"So che quanto vi sto dicendo - ha evidenziato D'Ambrosio - amareggia qualcuno, ma mi auguro che diventi un tormento per tanti come lo è per me e per moti tra voi. Sono convinto, orientato e deciso per un salutare rinnovamento Credo che qualcosa con pazienza e senza strappi incomprensibili dovrà cambiare nel modo con cui viviamo la festa religiosa per la quale ho il diritto/dovere di proporre norme e suggerire indicazioni perché questa dimensione che è prioritaria, non diventi la cenerentola".

Il vescovo ha chiesto la collaborazione di tutti, compresa quella del comitato feste patronali, per un appuntamento "che vedrà nuovi e più opportuni suggerimenti, con l'intelligente e sapiente collaborazione dei fratelli presbiteri, fin dall'anno prossimo vivremo in modo nuovo, più austero, questo tempo che dovrà non più essere esposto alle passeggere esteriorità che durano lo spazio di un mattino e non lasciano alcuna traccia; ma dovrà essere un tempo di rinnovamento, di riscoperta della comunione nella fede gioiosa che ci riappropri della qualità e della bontà della testimonianza".

D'Ambrosio ha chiesto ai leccesi di proteggere la comunità, perché il suo cammino "sia segnato dalla solidarietà, dall'accoglienza e dal sostegno ai poveri che sono sempre con noi": "Che il respiro della comunità - ha concluso - diventi ogni giorno di più, nonostante le tenebre fitte, aurora di speranza".

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