In appello otto mesi a don Cesare. E' la terza condanna

Confermata in blocco, in secondo grado, la condanna a d otto mesi di reclusione per don Cesare Lodeserto. L'accusa è di simulazione di reato. Avrebbe inviato sul suo telefonino messaggi intimidatori

E' stata confermata in blocco anche in Appello, la condanna di otto mesi nei confronti di Don Cesare Lodeserto, con l'accusa di simulazione di reato. Il collegio giudicante, presidente Dario Centonze, a latere Tanisi e Sinisi, ha accolto le richieste sostenute dalla pubblica accusa rappresentata dal procuratore aggiunto, Ennio Cillo, che aveva invocato la stessa pena, in toto, di primo grado. Rigettata la richiesta avanzata dai legali, Emilio Ricci del foro di Roma e degli avvocati Federico Massa e Antonella Corvaglia di Lecce, che avevano richiesto l'assoluzione di Lodeserto. I fatti contestati al prete, risalgono allo scorso 5 settembre del 2001, nell'immediatezza dello scandalo per le presunte violenze che si sarebbero consumate all'interno del centro di permanenza temporanea "Regina Pacis" di San Foca. Don Cesare, per le indagini, confermate nel successivo dibattimento in un'aula di Tribunale, avrebbe inviato a se stesso due messaggi telefonici, con scritto "Don Cesare, tu morto", al fine di garantirsi la scorta.

Per i difensori dell'ex-direttore del centro di permanenza temporanea, gli sms sarebbero stati elaborati da una cittadina di nazionalità russa che avrebbe occultato la propria scheda nel cellulare di don Cesare. Teorema difensivo demolito anche in secondo grado. Con la sentenza di questo pomeriggio, partorita dopo una lunga camera di consiglio, salgono a tre le condanne a carico di Lodeserto. Il sacerdote ha preso un anno e quattro mesi di reclusione per le violenze e le percosse agli extracomunitari che, la notte del 22 novembre del 2002, tentarono di fuggire dal Centro di permanenza temporanea di San Foca. La seconda condanna risale al 28 settembre del 2007.

Nel processo svoltosi con il rito alternativo, Lodeserto è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione, con l' l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per sequestro di persona, abuso dei mezzi di correzione, calunnia ed estorsione, mentre venne assolto per l'ipotesi di reato di violenza privata. Accuse, che costarono a don Cesare l'arresto nel marzo del 2005, prima in carcere e poi ai domiciliari. I legali del prete hanno già dichiarato di voler impugnare il dispositivo letto nel pomeriggio. Si attende che la sentenza venga depositata. Ci vorranno 90 giorni. Nel frattempo, Don Cesare ritonerà in Moldavia dove, ormai da mesi, gestisce la fondazione "Regina Pacis", di Chisinau.

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