In viaggio sulla rotta della marijuana, un affare da miliardi di euro l'anno

I cinque scafisti arrestati tra il 30 e il 31 dicembre scorso sono partiti dalla penisola di Karaburun, avamposto albanese della droga

LECCE – E’ uno dei luoghi più belli dell’Albania, con scogliere ripide si affacciano su un mare turchino e spiagge incantevoli. Una penisola incontaminata, situata vicino all’isola di Saseno (celebre avamposto militare del regime comunista di Enver Hoxha, in cui erano asserragliati circa mille e 400 militari, 2mila e 840 postazioni di fuoco e un imponente sistema di tunnel fungeva da deposito di munizioni, cibo e altro materiale), di fronte alla baia di Valona. Quella di Karaburun è la più grande penisola del “Paese delle Aquile”, con una lunghezza di circa 16 chilometri e quattro di larghezza, sede di una famosa battaglia navale combattuta dalle flotte di Cesare e Pompeo nell’ambito della guerra civile, costellata da cave antiche per l’estrazione di materiale da costruzione e da splendide baie, come la Baia di Grama, sede di un santuario marittimo, sulle cui pareti rocciose si conservano centinaia di iscrizioni in greco, latino, albanese, databili tra antichità ed età moderna.

La rotta della droga

La Baia dell’Orso fronteggia, dall’altro lato del Canale d’Otranto, Torre dell’Orso, distante poco più di 50 miglia marine. Da sempre rotta di traffici e commerci, quella tra Karaburun e il Salento è ormai da tempo la tratta su cui viaggia la marijuana, tonnellate di droga coltivate nel cuore dell’Albania e destinate la mercato italiano. Da qui, al sera del 30 e 31 dicembre, sono partiti i due gommoni intercettati dalle motovedette della Guardia di finanza. Due spedizioni a distanza di circa 24 ore, riferite alla stessa organizzazione criminale.

Gli scafisti dinanzi al gip

Sulla prima delle due imbarcazioni, condotta da tre albanesi (25enni), c’erano oltre mille e 700 chilogrammi di marijuana (per un valore di circa 17 milioni di euro), un kalashnikov e 60 proiettili. Sulla seconda, con a bordo un 37enne brindisino e un 54enne di Valona, vi erano 605 chili di droga. I cinque “scafisti” sono comparsi questa mattina dinanzi al gip, nel carcere di Borgo San Nicola, per l’udienza di convalida dell’arresto. Hanno spiegato di essere stati reclutati e di aver agito per soldi, poiché versano in pessime condizioni economiche. Per il viaggio avrebbero ricevuto tra i due e i tremila euro a testa, che gli sarebbero stati consegnati al ritorno in Albania. Il giudice ha convalidato l’arresto e confermato la custodia cautelare in carcere.

Un affare da miliardi di euro

L’Albania è una sorta di narco-stato nel cuore d’Europa, basato in gran parte sulla produzione illegale di marijuana, che è prodotta nelle zone rurali del paese e poi smerciata in tutta Europa. Un traffico che, pur tra molte contraddizioni, il governo sta cercando di stroncare, con il supporto della Guardia di finanza italiana nella guerra che il primo ministro Edi Rama ha dichiarato contro i trafficanti di droga. Una cooperazione che ha portato notevoli risultati: nel 2016 sono state oltre due milioni le piante di cannabis distrutte dalla polizia albanese e oltre duemila le piantagioni distrutte. Nonostante ciò una grande quantità di droga continua a passare dalle sponde albanesi a quelle italiane. Secondo le stime governative il mercato illegale di marijuana albanese vale ormai 4,5 miliardi di euro l’anno, una cifra che vale da sola poco meno della metà del Pil complessivo dell’Albania, che si attesta a 10,5 miliardi di euro.

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