Inchiesta case popolari, intercettazioni su Marti: si ritorna ai nastri di partenza

La Camera si dichiara incompetente a pronunciarsi sulla richiesta di autorizzare i colloqui del parlamentare salentino. Gli atti ritrasmessi al gip che dovrà spedirli al nuovo destinatario: il Senato

ROMA - Sarà il Senato a decidere sulla richiesta di utilizzare le intercettazioni che riguardano Roberto Marti nell’ambito delle indagini sulle case popolari assegnate in cambio di voti, in particolare per un immobile concesso ad Antonio Briganti, fratello del boss della Sacra Corona Unita, Maurizio, in cui il parlamentare salentino della Lega risponde di tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato (in concorso con l’ex assessore Attilio Monosi, l'ex consigliere comunale Damiano D'Autilia, ex consigliere comunale ed ex amministratore di Alba Service, Andrea Greco, Antonio Briganti e la moglie Luisa Martina).

Lo ha stabilito oggi la Camera dei deputati, all’unanimità (con 470 voti favorevoli, nessun contrario), in accordo al parere già espresso dalla giunta alle autorizzazioni secondo il quale è il ramo del Parlamento in cui siede attualmente il politico a doversi pronunciare. Si ritorna quindi ai nastri di partenza: dopo otto mesi dalla richiesta inoltrata a Montecitorio dal gip Giovanni Gallo, sulla scorta di un caso analogo (di Luigi Cesaro), che proprio nei giorni scorsi aveva sollecitato una risposta, inviando una lettera ai presidenti della Camera Roberto Fico e del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, gli atti ritorneranno al mittente per essere spediti a Palazzo Madama.

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