Inchiesta sulla gestione dello sportello Antiracket, in otto patteggiano

Primi verdetti nell’ambito dell'inchiesta sui presunti illeciti legati alla gestione dell’associazione Antiracket Salento

LECCE – Primi verdetti nell’ambito dell'inchiesta sui presunti illeciti legati alla gestione dell’associazione Antiracket Salento. In otto hanno scelto di patteggiare la pena dinanzi al giudice Alcide Maritati dopo l’accoglimento dei pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci.

Quattro anni la pena per Serena Politi, 40enne di Carmiano, ex collaboratrice della presidente dell'associazione Antiracket, Maria Antonietta Gualtieri, 62enne leccese, assistita dall'avvocato Giuseppe Milli. Un anno e otto mesi, invece, per Chiara Manno, 38 anni; Michele Pasero, leccese 50enne; Ubalda Levante, 44enne di Carmiano; Stefano Maria Laudisa, 24enne di Cavallino; Maria Teresa Perrone, 63enne di Carmiano; Costantina Sanghez De Luna, 51enne di Novoli; Salvatore Fiorentino, 61enne leccese. Nel collegio difensivo gli avvocati Marco Castelluzzo, Francesco Spagnolo, Paolo D’Amico e Paolo Spalluto.

I fondi, in linea di principio, sarebbero dovuto servire a rafforzare le iniziative in materia di contrasto al racket ed all’usura attraverso l’istituzione di tre sportelli nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto per prestare assistenza alle vittime di questi reati, avvalendosi di figure professionali quali avvocati, commercialisti, esperti del settore bancario. L’indagine ha però svelato qualcosa di diverso. Secondo le “fiamme gialle”, associazione e sportelli (oltre Lecce, anche Brindisi e Taranto) non sarebbero stati, di fatto, operativi, ma costituiti proprio con il fine di frodare i finanziamenti pubblici tramite rendicontazione fittizia di spese per il personale, l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti riguardanti l'acquisizione di beni e servizi, di spese per viaggi e trasferte in realtà mai avvenute, falsa attestazione del raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto in termini di assistenza ai nuovi utenti e numero di denunce raccolte.

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Commenti (1)

  • Che schifo di gente!!! Andavano in giro a convincere le persone a denunciare casi di richieste estorsive o prestiti usurai, offrendo loro in cambio denaro e agevolazioni, per poter mettere le mani sui fondi stanziati dal governo. Hanno creato diverse inchieste inesistenti, in alcuni casi facendo anche leva sulla disperazione di imprenditori sull’orlo del fallimento, convincendoli a denunciare persone innocenti, con la promessa del risanamento della loro azienda. Alla fine i veri criminali erano loro. Adesso i tribunali si dovrebbero riguardare tutti i casi di persone denunciate o addirittura condannate per le denunce di questi farabutti.

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