Operazione “Mela stregata” sui fertilizzanti. L’azienda replica alle accuse

Dopo l'indagine della Procura di Cagliari e i sigilli delle fiamme gialle negli stabilimenti della Icas srl parlano i titolari: "Sequestro probatorio e nessuna sostanza pericolosa". E il Riesame ha già dissequestrato 35 tipi di concime

La guardia di finanza

LECCE - Decine di migliaia di chilogrammi di presunte sostanze nocive da immettere sul mercato come comuni fertilizzanti. Un’indagine complessa quella coordinata dalla Procura della Repubblica di Cagliari, e condotta dai finanzieri del comando provinciale della città sarda e gli uomini dell’ispettorato repressione frodi (Icqrf) e che nei giorni scorsi, nell’ambito dell’operazione “Mela stregata”, ha posto sotto accusa un quarantanovenne di Taviano, S.P. rappresentante legale della ditta Icas di Milano, che nei magazzini di Cagliari, Brindisi e Foggia avrebbe, secondo la tesi accusatoria, conservato prodotti con principi attivi destinati ad entrare in contatto con le derrate alimentari non conformi e pericolose per la salute.

Le indagini sono state sviluppate dopo una segnalazione della Federbio. Tra la sede di produzione di Stornarella, nel foggiano e Brindisi sono stati sequestrati, a titolo probatorio, prodotti per fertilizzanti liquidi e solidi contenenti il principio attivo “matrina”. Questa la premessa che ha portato alla diffusione mediatica della notizia dell’indagine sui fertilizzanti e sulla quale ora, dalla sede amministrativa della Icas srl in quel di Orvieto, giunge una nota chiarificatrice sull’intera vicenda anche alla luce del recente provvedimento del Tribunale di riesame di Cagliari che come confermano dalla società nell’udienza del 25 luglio scorso ha già disposto il dissequestro di 35 tipologie di concimi prodotti negli stabilimenti produttivi sui 38 complessivi che sono stati oggetto di sequestro da parte delle fiamme gialle. In più sul proprio sito ufficiale da oggi, la International Company Agro Science (Icas) ha diffuso le relazioni tecniche e le norme riguardanti la matrina.

In una dettagliata nota stampa la Icas srl di Milano ha inteso chiarire diversi aspetti che ruotano intorno alla vicenda che ha portato all’avvio dell’indagine e ai relativi sequestri probatori sui fertilizzanti. Alla conclusione delle indagini della Procura e delle forze dell’ordine spetterà ora definire il quadro dell’intera situazione. Per proprio conto, e per riabilitare l’immagine dell’azienda, la Icas ha reso note le sue controdeduzioni stigmatizzando l’attacco mediatico che ha fatto seguito alla diffusione della notizia. Esplicitando anche alcune caratteristiche relative alla sostanza della matrina.

“Per dare una dimensione all'argomento” si legge nella nota diffusa dall’azienda, “teniamo a precisare che dei tre prodotti oggetto di indagine da parte della Procura di Cagliari, ossia concime Boundary Sw, Preparato biodinamico e concime Blocks, l'unico al momento in commercio a contenere in parte estratto naturale di Sophora flavescens è il Boundary Sw, e come da analisi ufficiale presentata dall’azienda Icas alla Procura, ci risulta un contenuto di sostanze alcaloidi naturali dallo 0,3 allo 0,4 per cento”. Poi per entrare nei fatti i responsabili della Icas srl ricostruiscono, a loro dire, le tappe dell’intera vicenda che ha portato al sequestro dei concimi.  “Dopo circa due anni e mezzo di attacchi da parte di Federbio, in data 11 febbraio 2014 gli ispettori della repressione frodi di Bari si sono recati presso il nostro sito di Stornarella per un normale controllo di routine” spiega la nota  dell’azienda, “durante questo controllo sono stati prelevati campioni di concime Boundary Sw, Boundary e concime Blocks e abbiamo fornito loro in piena collaborazione tutti i documenti richiesti.

Di seguito, la relazione tossicologica su matrina.

Da allora non ci è state sollevate alcuna irregolarità sui campioni in oggetto. In data 7 luglio, su disposizione della Procura di Cagliari, è giunta presso il nostro sito di Stornarella la Guardia di finanza di Cagliari con un mandato di perquisizione per accertamenti su concime Boundary Sw, concime Blocks e Preparato biodinamico. Gli agenti, durante la perquisizione, a nostro avviso senza un apparente criterio, hanno sequestrato tutti i prodotti senza campionarli e sigillando il sito”.

“Immediatamente, il giorno successivo” continua la nota della Icas, “è partita una campagna mediatica di diffamazione, con termini irripetibili, nei confronti del nostro presidente S.P. incensurato, e nei confronti della nostra azienda con plauso all'eccellente lavoro svolto da parte di alcune Istituzioni. Nessuno si è preso la briga però” precisano dalla sede amministrativa di Orvieto, “di andare a leggere gli atti dai quali si evince in maniera chiara che trattasi unicamente di un sequestro probatorio e non di un sequestro motivato dell'accertata pericolosità dei prodotti nei quali è stata riscontrate la presenza di matrina. Ma la cosa che più ci ha stupito è che  testate importanti si sono prestate a queste campagna, senza neppure contattarci in modo da consentire un contraddittorio utile a chiarire la realtà dei fatti. Ribadiamo che, ad oggi, da parte dell'autorità inquirente non è stato presentato alcun certificato di analisi che consente di comprendere le metodologie seguite e se si tratti davvero di matrina”.

Proseguendo con una delucidazione tecnico-scientifica sulla “sconosciuta” matrina (la nota integrale è reperibile da oggi sul sito www.icasiternational.it), i responsabili della società richiamando le percentuali di matrina riportati dalla Procura nei prodotti Concime Boundary Sw, Corroborante e Concime Blocks concludono ribadendo che gli stessi non sono da “classificare come pericolosi”.

“La cosa sconvolgente” concludono dalla Icas srl. “è il fatto che pur trovandoci in una fase iniziale di indagine, il nostro presidente e la nostra azienda sono stati giudicati  colpevoli di avvelenamento dai media e da alcuni rappresentanti delle Istituzioni, forse perché in Italia ancora oggi ‘imprenditore’ equivale a disonesto. Poi ci domandiamo come mai le aziende non investono in Italia. Oggi, sul mercato italiano, un numero sempre maggiore di aziende produttrici di fertilizzanti commercializzano prodotti contenenti estratti vegetali di diversa origine inquadrandoli nelle normative nazionali o europee vigenti. Dobbiamo pensare allora che siamo tutti fuorilegge? Aspettiamo fiduciosi la conclusione delle indagini da parte della Procura e le successive decisioni, sereni del nostro operato”.

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