Inquinamento della falda sotto al cantiere Tap, la Procura attende le analisi

L'inchiesta avviata nelle scorse settimane dopo la denuncia del sindaco Potì ruota attorno ai campionamenti eseguiti da Arpa Puglia

LECCE – Bisognerà attendere i risultati delle analisi delle acque e del suolo, eseguite da Arpa Puglia nei mesi scorsi, per comprendere il grado di inquinamento della falda acquifera in prossimità del cantiere della Tap a San Basilio, e se sia collegato ai lavori recenti o, come evidenziato dall’azienda, fosse presente già prima ed emerso nel corso delle attività previste dal Progetto di monitoraggio ambientale approvato dal ministero dell’Ambiente. A stabilire eventuali illeciti e responsabilità sarà l’inchiesta della magistratura, coordinata dal procuratore della Repubblica Leonardo Leone De Castris e dal sostituto Valeria Farina Valaori, e condotta dai carabinieri del Noe di Lecce.

A dare avvio al procedimento l’ordinanza con cui, nel luglio scorso, il primo cittadino di Melendugno, Marco Potì, ha vietato l’utilizzo delle acque attinte dalle falde sotterranee. Un provvedimento scaturito dalla presenza nelle stesse di notevoli tracce di Cadmio, Nichel, Vanadio, Cromo e Arsenico, sostanze tossiche per la salute umana e per l’ambiente. Da quel provvedimento, tutt’ora in vigore, è scaturita la denuncia arrivata negli uffici della Procura, ennesimo tassello di quel complesso mosaico giudiziario legato alla realizzazione del gasdotto.

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