Intercettata barca nel Canale d'Otranto, stipati a bordo erano in 62

Accertamenti su due ucraini, probabili scafisti. I finanzieri hanno scortato la barda in porto. C'erano ben sei nuclei famigliari

OTRANTO – Dopo aver fermato per due notti di fila prima un motoscafo, poi un gommone, carichi di sostanze stupefacenti, arrestando tre corrieri, un pattugliatore dei finanzieri del Reparto operativo aeronavale si sono imbattuti all’alba di oggi anche nell’ennesimo tentativo di alcuni scafisti far sbarcare sulle coste salentine un gruppo di migranti. Sono stati bloccati su una barca a vela nel Canale d’Otranto.

A bordo erano in sessantadue

Stipati a bordo, pressati uno sull’altro, in sessantadue. Sebbene i più fossero uomini (cinquantuno), fra loro c’erano anche sei gruppi famigliari, di cui fanno parte cinque donne e sei minori. I migranti si sono dichiarati curdi e iracheni. Una volta intercettata, l’imbarcazione è stata condotta presso il porto di Otranto. In banchina c’erano i sanitari della Croce rossa italiana con medici Usmaf di frontiera per prestare le prime cure e per l'assistenza sanitaria.

Tutti sono stati rifocillati e poi condotti nel centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto, dove avverranno l’identificazione e altri accertamenti. In particolare, quelli riguardanti un paio di uomini di nazionalità ucraina, ritenuti gli scafisti. Rischiano l’arresto per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Nelle stesse ore sbarco a Lampedusa

Tutto questo, nella stessa mattinata in cui l'organizzazione umanitaria Mediterranea, come riporta l’agenzia di stampa AdnKronos, rende noto di “settanta vite salvate dalla Guardia costiera italiana e al sicuro nel porto di Lampedusa”. E’ stata proprio l’organizzazione a monitorare l’imbarcazione alla deriva, dopo una segnalazione arrivata da un motopeschereccio tunisino. Il barcone era stato individuato a circa 18 miglia da Lampedusa, “in area Sar maltese”. In un primo momento la Guardia costiera aveva dato

indicazione alla nave Mare Jonio “di fare riferimento - si legge in  una nota - per le operazioni di soccorso a La Valletta, essendo Malta  l'autorità coordinatrice e responsabile delle operazioni di ricerca e  soccorso in quell'area”. Ma, conclude la nota d’agenzia, sembra che Malta non avesse imbarcazioni  disponibili.

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