Camorrista diventato sacrestano davanti al gip: “La fede in Dio mi ha salvato dal crimine"

Il 47enne arrestato martedì è stato ascoltato questa mattina dal giudice per le indagini preliminari. L’uomo, terminato un periodo di reclusione, si trovava nella parrocchia Santa Maria Goretti di Frigole. Dove, nelle vesti di sorvegliato speciale per delitti in ambito mafioso, stava scontando l’ultima parte della sua condanna

Foto di archivio (@TM News/Infophoto)

LECCE – Aveva abbandonato, almeno a suo dire, la carriera criminale e l’abito intriso di sangue della camorra per vestire i panni da sacrestano e abbracciare la fede. Prisco Castiglione, 47enne di Napoli, arrestato martedì notte a Frigole, è comparso questa mattina dinanzi al gip Simona Panzera per l’interrogatorio di garanzia, in cui ha reso dichiarazioni spontanee. Terminato il periodo di detenzione presso il carcere di Borgo San Nicola, l’uomo si trovava ospite presso la parrocchia Santa Maria Goretti, dove, nelle vesti di sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno per delitti in ambito mafioso, stava scontando l’ultima parte della sua condanna da uomo semilibero.

Lì, dove aveva eletto domicilio, stava cercando di costruirsi una nuova vita sotto la guida di don Raffaele Bruno, l’ex cappellano del carcere da sempre in prima linea con l’associazione Libera nella lotta alla mafia. Per Castiglione, però, l’inizio di una nuova vita è stato improvvisamente stroncato quando ancora non era ancora giunta l’alba. Alle porte della chiesa, nella marina a pochi chilometri da Lecce, hanno bussato i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Lecce, che gli hanno notificato una nuova ordinanza per concorso in omicidio e detenzione e porto illegale di armi, aggravati dalle finalità mafiose, ammanettandolo e riportandolo in carcere.

Al gip il 47enne campano ha spiegato di essersi dissociato ormai da tempo dalla camorra e dal crimine organizzato, di aver intrapreso una nuova strada e di aver abbracciato la fede e l’opera di sacrestano. Inoltre, ha precisato di aver chiesto, negli ultimi anni di detenzione, di stare in isolamento e di non aver mai incontrato i collaboratori di giustizia che lo accusano. Solo un paio di nomi sarebbero a lui noti. Riguardo alle vicende delittuose di cui viene accusato, l’uomo però ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Una strategia difensiva dettata, con ogni probabilità, dalla necessità di leggere gli atti e valutare un eventuale ricorso al Tribunale del Riesame.

Castiglione non è l’unico arrestato, ma al giudice ha dichiarato di non conoscere le altre persone destinatarie della misuracastiglione-prisco-1-2-2-2 cautelare. Nell’ambito dell’operazione (le indagini sono in mano ai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli) sono finiti nella rete anche altri cinque napoletani, presunti affiliati a clan camorristici: Giuseppe Mele, Antonio Varriale, Antonio Bellofiore, Ciro Cella e Francesco Esposito. Castiglione era però l’unico a trovarsi nel Salento.

L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Napoli. I sei indagati, stando a quanto ipotizzato dai militari campani, farebbero parte del clan Varriale-Mele, le cui attività illecite si svolgerebbero in particolare nell'area occidentale del capoluogo campano.

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