L'autopsia non scioglie i dubbi legati alla morte del bimbo di quindici mesi

L'autopsia non ha sciolto i dubbi legati alla morte del bimbo di quindici mesi deceduto mercoledì notte al "Fazzi". Bisognerà dunque attendere gli esami istologici per avere un quadro più chiaro della vicenda. Domani i funerali

LECCE – L’autopsia non ha sciolto i dubbi legati alla morte del bimbo di quindici mesi deceduto mercoledì notte, dopo una settimana di coma, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Dall’esame autoptico, eseguito dal medico legale Roberto Vaglio, coadiuvato dal dottor Antonio Del Vecchio (direttore del reparto di Neonatologia, Nido e Unità di terapia intensiva neonatale dell'ospedale Di Venere di Carbonara di Bari), non sono emersi elementi utili a stabilire la causa del decesso. I due esperti nominati dalla Procura sono stati affiancati dal consulente nominato dai legali della famiglia del bimbo, il medico legale Daniela Vantaggiato, e da quello nominato dagli indagati: Alberto Tortorella. E’ stato un esame autoptico lungo e complesso, che ha evidenziato come a livello polmonare e cardiaco, il bimbo abbia subito gravi lesioni. Domani saranno celebrati i funerali.

Bisognerà dunque attendere gli esiti degli esami istologici per avere un quadro più chiaro della vicenda. Sono sei i medici iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo dal pubblico ministero Roberta Licci, titolare del procedimento. Si tratta, in particolare, del personale medico che ha avuto in cura il piccolo paziente sino al ricovero nel reparto di Rianimazione. Un atto dovuto, dopo la denuncia presentata dai genitori del bimbo, assistiti dagli avvocati Sergio Signore e Giampiero Tramacere. Secondo i famigliari, il bimbo non avrebbe ricevuto la corretta diagnosi e non sarebbe stato curato in modo appropriato (neanche dopo il ricovero), dopo aver accusato un malore. Dai primi riscontri eseguiti risulterebbe che l’infante abbia contratto un virus, anche se saranno gli esami di laboratorio a stabilire con certezza questo dato. Nei giorni scorsi la polizia giudiziaria ha acquisito, su disposizione del pubblico ministero Roberta Licci, le cartelle cliniche del piccolo paziente.

L’incubo per la famiglia di Castromediano è iniziato con l’anno nuovo, quando la coppia si è accorta che il figlio di quindici mesi aveva la febbre alta che, nonostante la somministrazione di antipiretici, non scendeva. I due hanno quindi deciso di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi”, dove al piccolo paziente sarebbe stata riscontrata un’infezione alle tonsille e prescritta una cura farmacologica da seguire a casa. Il giorno dopo, però le condizioni del bimbo si sarebbero improvvisamente aggravate, tanto da portare a un ricovero d’urgenza.

Nonostante le cure del caso, il quadro clinico del paziente ha continuato a peggiorare, tanto da rendere necessario il trasferimento nel reparto di Rianimazione in stato comatoso, causato da un’ischemia, da cui non si è più ripreso. Gli esami avrebbero riscontrato un’infezione polmonare che, secondo quanto denunciato nell’esposto presentato al magistrato di turno, il sostituto procuratore Roberta Licci, poteva e doveva essere diagnosticata molto prima. Ogni tentativo di rianimare il bimbo, anche attraverso farmaci di ultima generazione, si è rivelato sin qui inutile. Poi il tragico epilogo che ha strappato il piccolo all’affetto dei suoi cari. 

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