“L’ispettore Barletta, personalità negativa, lumeggiata da una disonorevole infedeltà”

Per il gip, il contributo dato dal funzionario dell’Icqrf ai due sodalizi criminali sarebbe stato prezioso: accedendo al sistema informatico del suo ufficio, avrebbe avvisato gli imprenditori di controlli stradali e di ispezioni

Nella foto: un momento della conferenza stampa di oggi.

LECCE - “Ha quotidianamente svenduto la sua pubblica funzione, fornendo un ausilio così incisivo ai due sodalizi criminali dei quali si è accertata l’esistenza da dover esserne considerato egli stesso a pieno titolo partecipe”, usa parole dure il giudice Michele Toriello in uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare “Ghost Wine”, dedicato ad Antonio Domenico Barletta, il funzionario dell'Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti) accusato di aver effettuato accessi abusivi al sistema informatico del suo ufficio per divulgare informazioni ad imprenditori vicini.

In particolare, in quello a pagina 350, in cui è motivata la decisione di mandarlo in carcere, scrive di lui: “Gravissime ed allarmanti modalità delle condotte, strumentali alla realizzazione degli spregevoli fini dei due sodalizi criminali, e la più che negativa personalità dell’indagato, lumeggiata dalla costante e disonorevole infedeltà ai doveri del suo ufficio, sono chiaramente indicative di una vera e propria professionalità criminale, e con essa del concreto, attuale ed elevatissimo pericolo di reiterazione di condotte delittuose analoghe a quelle in relazione alle quali di procede, della effettiva e comprovata persistenza di un rischio di recidivanza fondato non solo sull’intrinseca gravità dei fatti in contestazione, ma altresì sulla propensione a delinquere dimostrata dall’indagato e sulle modalità particolarmente insidiose e pericolose delle condotte”.

Monitorava “con cadenza sistematica e continuativa” l’attività svolta dai colleghi, e il motivo, secondo il giudice, era quello di aiutare imprenditori amici. Imprenditori che venivano puntualmente informati di controlli: Rocco Antonio Chetta, che il 17 aprile 2018 ci “sarebbe stata gente dalle sue parti, sulla strada, oppure sulla Lecce-Brindisi” e di verifiche al porto di Brindisi; Antonello Calò di ispezioni, una il 23 aprile 2018, nel comune di Copertino, un’altra, del 16 novembre 2016, rispetto alla quale gli riferisce: “vedi che domani inizia da ‘na parte che dall’altra, eh!...faranno una parte e dall’altra. Sicuramente campioneranno pure, ok?”; Vincenzo Laera, con un sms di verifiche nella zona di Termoli e Manduria. In altre intercettazioni Barletta comunica a Chetta i risultati di analisi effettuate su campioni di prodotti elaborati dalla CIB Industry srl. Lo avrebbe fatto (il 23 marzo 2018) sempre accedendo al sistema informatico del suo ufficio.   

“Gli inequivocabili elementi raccolti a suo carico convincono della sua appartenenza al sodalizio capeggiato dal Calò e dal Laera: ed invero egli era certamente consapevole delle attività di sofisticazione che si svolgevano negli stabilimenti gestiti dai due, altrimenti non avrebbe avuto alcun motivo di avvertire preventivamente i complici dei controlli a sorpresa programmati dal suo Ufficio”, osserva il gip, sottolineando come molto spesso l’iniziativa partisse da lui: “numerose sono invero le occasioni nelle quali la prima telefonata o il primo messaggio proviene proprio da Barletta”. Insomma, stando alle indagini, il ruolo dell’ispettore sarebbe stato fondamentale all’esistenza stessa dell’associazione, in considerazione del fatto che anche un solo controllo a sorpresa avrebbe potuto determinare la chiusura degli stabilimenti “incriminati”.

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