"Labyrinth", tonnellate di pesce sequestrato in tutta la Puglia. Denunce a raffica

Trenta tonnellate di prodotti ittici privi di tracciabilità, per un valore di oltre 146mila euro, più di 178mila euro di sanzioni e oltre trenta denunce. Sono alcuni dei numeri di un’operazione su vasta scala conclusasi alla fine di gennaio e condotta dalla guardia costiera

BARI – Trenta tonnellate di prodotti ittici privi di tracciabilità, per un valore di oltre 146mila euro, più di 178mila euro di sanzioni e oltre trenta denunce. Sono alcuni dei numeri di un’operazione su vasta scala conclusasi alla fine di gennaio e ribattezzata “Labyrinth”, coordinata e diretta - per quanto riguarda Puglia e Basilicata Jonica - dalla Direzione marittima di Bari, che ha riguardato quindi tutto il territorio di competenza, dalla Daunia fino al Salento.

Dal 4 dicembre fino alla scorsa settimana, dunque, la guardia costiera ha svolto controlli in particolare (ma non solo) delle aree di stoccaggio e distribuzione otre che delle merci importate per mare, in modo da prevenire “alla fonte” l’introduzione in commercio di alimenti non sicuri.

Il sequestro più importante ha riguardato un esercizio commerciale del nord-barese dove sono state trovate circa 3 tonnellate di polpo congelato di misura inferiore a quella minima prevista per il commercio. Il prodotto è stato posto sotto sequestro e il titolare denunciato.

Particolare attenzione è stata poi riservata ai grossi stabilimenti di movimentazione di merci e ai mercati ittici. E non sono mancate le infrazioni, in merito alla tracciabilità e alla rintracciabilità dei prodotti della pesca, soprattutto con riferimento all’entrata in vigore della nuova normativa europea sulle etichettature che impone precisi adempimenti a carico dei commercianti obbligandoli a dimostrare in maniera accurata la provenienza dei prodotti e la corretta classificazione.

Nell’ambito della stessa operazione sono state effettuate anche trentuno denunce, divise fra di titolari di esercizi che vendevano prodotti ittici di misura inferiore a quella stabilita dalle regole e ristoratori, questi ultimi per frodi in commercio, per aver venduta un prodotto diverso rispetto a quello proposto alla clientela.

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