Tentato abuso d’ufficio, il rettore: "Nessuno scheletro nell'armadio"

Su denuncia di Luigi Melica, ex delegato all'internazionalizzazione, Domenico Laforgia è stato indagato. La replica: "Nessuna assunzione illegittima né minacce. La polizia ha acquisito le registrazioni delle due sedute del Senato"

Il rettore, Domenico Laforgia.

LECCE - Nessuna assunzione illegittima, né perquisizioni disposte dalla magistratura all’interno degli uffici del rettorato. Domenico Laforgia chiama a rapporto la stampa per smentire le notizie circolate nelle ultime ore riguardo alla denuncia sporta dall’ex delegato all'internazionalizzazione, Luigi Melica (consigliere comunale dell'Udc) sulle nomine delle commissioni interne dell’ateneo. Nessuno scheletro nell’armadio della sua amministrazione, ha ribadito con forza Domenico Laforgia che difende a denti stretti sia il nome dell’università che rappresenta, sia la “trasparenza che ha sempre ispirato il nostro agire”.

Se da un lato, però, non ha smentito la denuncia presentata da Melica, rimasto in carica per 4 anni fino al 2011, dall’altro precisa che l’indagine della magistratura riguarda nomine che sono ancora in fase di votazione da parte del Senato accademico. Da qui la richiesta, da parte della polizia giudiziaria, di ottenere le registrazioni delle due sedute  durante le quali si è discusso degli incarichi nelle commissioni.

Anche l’accusa di minacce non sarebbe corretta, perché l’eventuale reato contestato è “tentato abuso di ufficio”. “Non ho mai minacciato nessuno in vita mia – sottolinea il rettore – e sono profondamente amareggiato da questa vicenda. Ma ho fiducia nell’operato della magistratura”.

Le parole di Laforgia sono evidentemente tese a difendere la “cittadella della cultura universitaria dall’assalto che arriva da più parti”. Ed il riferimento è tutto per i presunti detrattori della sua amministrazione, mossi – si suppone – da risentimenti personali o interessi di altra natura. “Ho fondato tutta la mia gestione sui principi del merito, della trasparenza e dell’eliminazione dei privilegi consolidati. Oggi c’è in atto un tentativo di far passare questo nostro rigore come eccesso di potere e gestione autarchica, mentre si tratta di un eccesso di diligenza nel dare un’opportunità a tutti, indipendentemente da sponsor e tessere sindacali”.

Le denunce dei sindacalisti ammontano a una decina, ma Laforgia batte in pugni sul tavolo: “Noi continuiamo ad agire per il bene di tutta la comunità accademica, a cominciare dai nostri studenti ai quali abbiamo l’obbligo di fornire modelli di comportamento irreprensibili”.

Alla base di tutto ci sarebbe, quindi, una grande confusione nelle informazioni che ignora la recente normativa universitaria. “Il nuovo statuto e la riorganizzazione delle facoltà non sono provvedimenti del rettore, ma frutto di decisioni prese collegialmente”. Idem per le assunzioni contestate: altro non sono, secondo Laforgia, che scorrimenti di carriera del personale già in servizio. Anche per i candidati alle commissioni interne, lo statuto prevede che il rettore faccia una prima scelta da sottoporre al vaglio del senato accademico.

“Ho la sensazione che la confusione sia voluta per la confusione per disorientare la gente e screditare l’operato dell’amministrazione”: ha concluso così, la sua arringa difensiva, Domenico Laforgia assicurando che il suo mandato in scadenza tra un anno (compresa la presidenza della Fondazione), non sarà e non potrebbe essere rinnovato.  

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