L’amore tradito. Via dal centro storico dopo anni di appelli per il decoro

Dietro i vip che fanno notizia, ci sono storie di comuni cittadini che, dopo anni di battaglie e richieste di aiuto, hanno deciso di lasciare la parte antica di Lecce per cercare un poco di pace lontano dai continui soprusi della "cattiva movida"

Uno scorcio di piazzetta Santa Chiara.

LECCE – Dopo una dozzina d’anni si è arreso. All’inciviltà di chi gli ha reso la vita impossibile, all’insensibilità di chi avrebbe dovuto dare delle risposte e non lo ha fatto. Oggi ha 48 anni e vive nell’hinterland leccese, ma nel 2000 acquistò una casa nel centro storico, in Vico dietro lo spedale dei pellegrini, tra via Ascanio Grandi e via Vignes, a due passi da piazzetta Santa Chiara. In poche parole, la zona prediletta dalla movida, battuta quasi incessantemente da comitive di giovani che si intrattengono fino a tarda ora.

Prima innamorato e poi deluso da Lecce dove è giunto da una provincia limitrofa, non ha il fascino mediatico di un Gerard Deperdieu e d’altra parte non intende nemmeno fare una crociata contro i locali pubblici perché, dice, con la buona movida si può convivere. Ma le sue vele, da un paio d’anni, hanno preso già un’altra direzione e la casa comprata quando il centro era in piena fioritura – anche grazie agli investimenti di professionisti locali e non – è diventata oggetto di una locazione.

La decisione di andar via l’ha presa dopo aver ricevuto un pugno da parte di una persona che aveva ripreso mentre faceva i propri bisogni davanti all’ingresso di casa sua, nell’ennesimo episodio di una estenuante saga fatta di molti “vorrei, ma non posso”. Quelli degli agenti di polizia locale e di tutte le forze dell’ordine sistematicamente allertate, a corto di pattuglie. Nel 2009, stanco di assistere al vilipendio del centro storico, l’ex residente scrisse un’accorata lettera al sindaco, Paolo Perrone, con il quale si incontrò poco dopo, ricevendo l’assicurazione che un certo numero di telecamere sarebbero state nelle vie più “calde”, tra cui anche la sua. Gli occhi elettronici non sono poi mai arrivati, perché forse hanno prevalso le ragioni di aree del centro storico più influenti, come via Libertini e Corso Vittorio Emanuele II. Questo il sospetto, nella ricostruzione della storia.

In quella missiva si faceva riferimento anche ad altre due problematiche che, a distanza di cinque anni appaiono lontane dall’essere definitivamente risolte: la prima riguarda l’afflusso di macchine anche in orario di attivazione della Ztl e l’altra la frequenza della pulizia delle strade sistematicamente trasformate in cloache a cielo aperto: “Vico dietro lo spedale dei pellegrini può essere meglio definito una cloaca, un vespasiano, una fogna a cielo aperto, una latrina, un sordido e ripugnante luogo dove la sera non puoi camminare se non in punta di piedi per paura di insudiciarti di vomito o di urina, dove Dio avrebbe dovuto avvertirti di non mettere al mondo figli per non farli ammalare di colera, dove la mattina non puoi aprire le finestre di casa per far cambiare aria se non in peggio, con il puzzo che ti entra nel naso quando vai al lavoro e non va via prima di un paio d’ore”.

Di storie come questa ce ne sono a decine e tutte insieme fanno il paio con l’eterna contraddizione di una città che non riesce a governare un fenomeno che, lasciato degenerare, mette contro residenti ed esercenti, giovani e famiglie. Poi capita il vip di turno che porta l’annosa questione sulle prime pagine dei giornali. Eppure quello dalla tranquilla vivibilità nella propria abitazione è un punto all’ordine del giorno per migliaia di cittadini.

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Il regolamento comunale per la movida è stato annunciato ma non ancora presentato. Nell’anno in cui si decide il destino di Lecce rispetto alla candidatura a capitale europea della Cultura per il 2019, è auspicabile che se ne concretizzi il varo e dunque la sperimentazione.

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