Lavori di consolidamento del Ciolo, la Procura dispone il sequestro del cantiere

Ancora uno stop per i lavori di consolidamento del costone roccioso del Ciolo, un progetto per un importo di oltre un milione di euro. A solo un mese dall'inizio dei lavori, infatti, è finito sotto sequestro il cantiere. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti del Corpo forestale dello Stato

LECCE – Ancora uno stop per i lavori di consolidamento del costone roccioso del Ciolo, un progetto per un importo di oltre un milione di euro. A solo un mese dall’inizio dei lavori, infatti, è finito sotto sequestro il cantiere. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti del Corpo forestale dello Stato su mandato dei pubblici ministeri Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro. Il decreto di sequestro probatorio è stato notificato al sindaco di Gagliano del Capo, Antonio Buccarello. A dare avvio a questa nuova querelle giudiziaria un esposto in cui si evidenzierebbero i presunti danni creati alla parete rocciosa.

I lavori erano iniziati da meno di un mese dopo una lunga battaglia dinanzi alla giustizia amministrativa. Legambiente, infatti, si era opposto, temendo l’alterazione di uno dei paesaggi più noti nel mondo del Salento, vera e propria cartolina di tante estati. I giudici amministrativi avevano però rigettato il ricorso contro la delibera del Comune di Gagliano del Capo. Un altro veto era però giunto questa volta dalla Soprintendenza e sempre sullo stesso motivo: le modalità esecutive dei lavori. Un parere negativo espresso però in seguito alla definizione della conferenza dei servizi, ormai già a favore.

Il Tar di Lecce aveva accolto le tesi del Comune, rappresentato dall’avvocato Pietro Quinto, che aveva fatto leva sull’inammissibilità di un dissenso giudicato più che tardivo. I giudici amministrativi, nella sentenza, avevano così definito la vicenda in un passaggio che si può ritenere chiave: “Se si ammettesse la possibilità di esprimere il dissenso al di fuori del contraddittorio avviato in seno alla conferenza di servizi, si vanificherebbero le finalità dell’istituto che, come è noto, mira a garantire un esame contestuale degli interessi pubblici rilevanti in un medesimo procedimento, cosicché ciascuna amministrazione possa maturare il proprio parere nella piena consapevolezza del complesso degli elementi di valutazione addotti da tutti i partecipanti alla seduta conferenziale”.

La vicenda approda ora dinanzi alla giustizia penale con un sequestro che blocca di fatto ogni attività. 

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