Caso "Vereto", per Gabriele Abaterusso la condanna è in parte confermata

A rettifica di un precedente articolo, l'assoluzione riguarda solo una parte di beni ceduti. Si è in attesa ora delle motivazioni

LECCE – Assolti per la cessione di un’automobile Audi A4, di una slitta automontata e di una smerigliatrice, ma non per il ramo d’azienda. A doverosa rettifica del precedente articolo (che è stato rimosso), il quale riportava una sostanziale imprecisione, va chiarito che per il caso della “Vereto” di Morciano di Leuca, Gabriele Abaterusso, attuale sindaco di Patù, s’è visto confermare, almeno in parte, la condanna per bancarotta per distrazione. Allo stesso modo, la sezione promiscua della Corte d’appello di Lecce s’è espressa per Redouane Marsali, cittadino di origine marocchina, in passato anch’egli amministratore del calzaturificio.

La vicenda riguardava un caso molto datato, tanto che questo pronunciamento, con un dispositivo scarno (si è in attesa dei trenta giorni a decorrere dalla sentenza per le motivazioni, che forse chiariranno più di qualche perplessità degli avvocati difensori dei due imputati) è arrivato a distanza di un decennio dall’inizio dell’inchiesta.

Due anni erano stati inflitti all’imprenditore e politico Abaterusso e a Marsali, in secondo grado, a febbraio del 2015, per il caso dell’azienda giudicata fallita nel 2008. Un calzaturificio di cui Abaterusso è stato in passato amministratore e socio fondatore. Ricorrendo in Cassazione, gli avvocati Giancarlo Zompì e Michele Laforgia per il primo e Marcello Risi per il secondo, avevano ottenuto l’annullamento con rinvio. E ora, la sezione promiscua della Corte d’appello di Lecce, li ha assolti per la cessione dell’auto e degli strumenti da lavoro, ma ha confermato, per il resto, la precedente condanna. 

Nelle more della vicenda, Gabriele Abaterusso era stato accusato, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone, dopo accertamenti della guardia di finanza, di aver distratto un ramo della “Vereto”, cedendolo a un prezzo ritenuto sospetto in quanto troppo basso (28mila euro), ma anche – appunto delle già citate auto, slitta e smerigliatrice.

Nel dettaglio, Abaterusso e Marsali, per l’accusa, avrebbero distratto alcuni beni della società, con il ramo d’azienda ceduto a una ditta amministrata all’epoca dal padre di Gabriele Abaterusso, Ernesto (attuale consigliere regionale), nominato procuratore del calzaturificio. Al solo Marsali, difeso dall’avvocato Marcello Risi, era stato inoltre imputato di non aver depositato libri, scritture contabili, bilancio fallimentare ed elenco dei creditori nei termini previsti. Su ques'ultima sentenza, vi sarà molto probabilmente un ulteriore ricorso in Cassazione della difesa. 

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