Barricato in casa, si temeva con armi: irrompono agenti antiterrorismo

Tensione alle stelle in via Milizia. Supporto alle volanti dell'Uopi. Il giovane ha problemi psichici. Ma non c'erano pistole

LECCE – L’hanno visto aggirarsi scalzo e confuso fra via Francesco Milizia e via Torquato Tasso. Pare che a un certo punto abbia anche spalancato lo sportello di un’automobile condotta da una donna, cercando aiuto contro un nemico invisibile, e che lei sia andata via, terrorizzata, accelerando.

Vaneggiava e urlava, quel giovane, diceva di essere inseguito da uomini armati. Poi, si è barricato in casa di parenti. E, da quel momento in poi, la tensione è salita alle stelle. Nella zona, quella attorno a piazza Ludovico Ariosto, si sono sentite risuonare più volte le sirene e viste quasi tutte le volanti di polizia in quel momento in servizio in città, più un’ambulanza e un’automedica, sfrecciare da più parti per convergere tutte davanti al portone di uno stabile in via Tasso.

Infine, da piazza Sant’Oronzo, dov’erano di stanza in quel momento, sono arrivati anche gli agenti dell’Uopi, le Unità operative di primo intervento, specializzati nella gestione di situazioni molto complesse. Furono creati nel 2015 dopo la tragedia di Parigi, la strage nella redazione della rivista satirica “Charlie Hebdo”, come risposta italiana a eventuali atti di  terrorismo.

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Il terrorismo, ovviamente, in questo caso non c’entra, ma se sono stati chiamati all’intervento con il loro equipaggiamento pesante (elmetti, giubbini antiproiettile, mitra  Heckler & Koch) è stato perché la situazione, in quel momento caratterizzata anche da un quadro d’incertezza, date le notizie frammentarie e allarmanti, si è dimostrata critica, con il rischio che lo stesso soggetto potesse disporre di armi. Così, per fortuna, non era.

Il giovane, sulla trentina, con evidenti problemi psichici e originario del basso Salento, anche se ha parenti nel capoluogo, dopo essere entrato nell’appartamento correndo e agitandosi, si è barricato in una camera da letto. In quel momento c’erano una zia e un cugino. Nella foga, sembra che abbia impugnato o estratto un oggetto di colore scuro e questo ha fatto pensare a una possibile arma.

I primi a entrare nell'abitazione sono stati i poliziotti delle volanti. Ma, una volta davanti all’uscio della stanza, sono rimasti bloccati. Il giovane aveva usato i mobili all’interno per serrare la porta. C’era il rischio anche di atti di autolesionismo e si è ritenuto necessario, a quel punto, avvisare l’Uopi, i cui poliziotti hanno un addestramento specifico per entrare in ambienti chiusi.

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Quattro quelli intervenuti che hanno dato manforte ai colleghi delle volanti. I tanti passanti e residenti che si sono trovati davanti a quell’abitazione nei momenti in cui s’è consumata la parte finale dell’intervento, hanno potuto ben vedere i volti dei poliziotti e degli operatori sanitari, che entravano e uscivano dall’appartamento, con i lineamenti tirati per la tensione.

Certo è che, nel momento in cui gli agenti sono riusciti ad aprire un piccolo varco, hanno visto il giovane saltare su uno dei mobili usati per barricarsi, trovandosi il suo volto davanti. E probabilmente deve essersi intimorito, vedendo i mitra puntati. Si è così portato coperto istintivamente il viso e i poliziotti sono riusciti ad afferrarlo e a portarlo fuori.

Il giovane aveva le mani insanguinate, probabilmente si sarà ferito da solo. Armi, nella stanza e negli altri ambienti, perquisiti a fondo, non ne sono state comunque trovate. Una volta tranquillizzato, lo stesso giovane ha accettato volontariamente di essere accompagnato presso il Centro d’igiene mentale. Tutta la situazione è durata circa un’ora e mezza. Un’ora e mezza di pura adrenalina.  

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