Annegò nel sottovia: condanna a dieci mesi per il sindaco Perrone

Stessa condanna per il dirigente del settore Lavori pubblici Claudia Branca. Per entrambi pena sospesa subordinata al versamento di una provvisionale di 30mila euro nei confronti della parte civile. Sei mesi, invece, per l'ex comandante della polizia municipale, Raffaele Urso. L'indagine del pm Paola Guglielmi nata dopo la morte dell'avvocato Carlo Andrea De Pace

LECCE – Ci sono sentenze destinate a creare polemiche e spaccature politiche, oltre che dividere l’opinione pubblica e lasciare spazio a innumerevoli considerazioni. Quella pronunciata oggi pomeriggio nei confronti del sindaco Paolo Perrone è una di queste, per un caso complesso e pieno di sfaccettature. Il primo cittadino, infatti, è stato condannato a dieci mesi (pena sospesa subordinata al versamento di una provvisionale di 30mila euro nei confronti della parte civile entro sessanta giorni. Il risarcimento sarà stabilito in sede civile) nel processo nato in seguito alla morte dell’avvocato Carlo Andrea De Pace. L’uomo, 81enne, morì per annegamento, intrappolato all’interno della sua Spider, finita nel sottopassaggio fra via del Mare e viale Leopardi, letteralmente allagato a causa del nubifragio che dalle prime ore della giornata si era abbattuto sulla città. La stessa condanna è stata inflitta dal giudice Silvia Minerva al dirigente del settore Lavori pubblici Claudia Branca.

Quella mattina De Pace finì con l’auto nel fondo del sottopassaggio, trasformatosi in una sorta di catino. La Spider rimase intrappolata, e l’abitacolo fu completamente invaso dall’acqua. Invano alcuni passanti lo raggiunsero in quella sorta d’inferno liquido. Quando riuscirono con difficoltà (a causa della pressione) ad aprire lo sportello, estrassero un uomo ormai già deceduto. Il corpo fu adagiato sulla parte sovrastante dello scivolo e racchiuso sotto una coperta pietosamente portata da alcuni residenti. I soccorsi, quel giorno, ebbero difficoltà ad arrivare. Innumerevoli le chiamate a vigili del fuoco, 118 e varie forze di polizia per via di una situazione di totale emergenza che paralizzò parte della provincia.

Il sindaco (oggi presente in aula) e il dirigente comunale sono finiti sotto inchiesta e poi rinviati a giudizio dopo indagini eseguite dai carabinieri della compagnia di Lecce, su coordinamento del pubblico ministero Paola Guglielmi, con l’accusa di omicidio colposo per omessa cautela. Entrambi, infatti, secondo l’accusa, avrebbero “cagionato per negligenza, imprudenza e imperizia, il decesso di De Pace”. La pubblica accusa aveva chiesto un anno e mezzo a testa per il sindaco e la Branca e un anno per l’ex comandante della polizia municipale di Lecce, Raffaele Urso, condannato a sei mesi per favoreggiamento aggravato (rigettata, in questo caso, la richiesta di risarcimento alle parti offese perché il reato non lo prevede). Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe tentato di ostacolare le indagini facendo pressioni su un suo sottoposto, mentre questi si trovava a testimoniare presso il comando provinciale dell’Arma. Dopo aver ricevuto la telefonata, l’ex comandante sarebbe prima rientrato presso la sede della polizia municipale, per poi tornare in caserma dopo più di un’ora, dicendo ai militari di non voler rilasciare dichiarazioni, limitandosi a riportare quanto già scritto nella relazione di servizio.

A distanza di quattro anni, dunque (il fatto avvenne il 21 giugno del 2009) arriva il primo verdetto di un processo che vedrà inevitabilmente un seguito in appello. Bisognerà attenere novanta giorni per conoscere le motivazioni della sentenza. Sia l’avvocato Giuseppe Corleto che il collega Andrea Sambati, legali rispettivamente della Branca e di Perrone, hanno evidenziato l’assoluta estraneità dei loro assistiti ai fatti contestati.

Di rilievo sono state nel corso del processo, oltre alle deposizioni di tanti testimoni che quel giorno si trovarono a passare, anche la perizia depositata da due consulenti nominati dalla Procura. A causare l’allagamento sarebbe stato un “rigurgito” provocato dall’insufficiente funzionamento del sistema di smaltimento delle acque piovane in mare e che si sarebbero dunque riversate all’interno del sottopassaggio.

I familiari di Carlo Andrea De Pace, dal canto loro, rappresentati dagli avvocati Silvio Verri e Danilo D'Arpa, in un esposto inviato a suo tempo alla Procura, hanno evidenziato come per il nubifragio il Comune avrebbe dovuto disporre la chiusura immediata del sottopassaggio. Un provvedimento, a loro dire, che non sarebbe mai avvenuto o che comunque si sarebbe concretizzato quando la tragedia era ormai già avvenuta.

Dopo quel giorno, altre due volte si sono rischiate tragedie analoghe. La notte fa il 2 e il 3 novembre del 2010, tre giovani rimasero intrappolati in modo simile in una Opel Zafira e si salvarono uscendo dall'abitacolo, prima che l'acqua seppellisse l'auto. Fra il 31 ottobre e il primo novembre del 2012, la sottovia si allagò per l'ennesima volta, sempre a causa di un nuovo, violento nubifragio. Una coppia residente a Pescara (ironia della sorte, anche loro avvocati come il povero De Pace), che stava attraversano il sottopasso in direzione di viale Ugo Foscolo per andare in albergo, rimase intrappolata con l'auto in panne, una Volkswagen Tuareg. In tutto questo non sono mancate le polemiche, per via di sistemi di sicurezza adottati che non si sarebbero dimostrati del tutto efficaci. 

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Commenti (25)

  • L'avvocato Carlo Andrea De Pace era una persona che godeva di ottima salute e perfettamente in grado di circolare con l'auto che utilizzava abitualmente in quanto abilitato da regolare permesso di guida. In effetti molti ottantenni hanno ottima salute, ottimi riflessi e rispettano il codice della spesso più di molti giovani. Chi vive a Lecce ben conosce la paradossale questione di quel sottovia. Non è stato il povero defunto unica persona ad avere l'amara sorpresa di ritrovarsi con l'avvallamento del sottovia allagato. Più casi si sono ripetuti, un giovane con la sua automobile, successivamente al funesto episodio che costò la vita all'avvocato De Pace, ha rischiato anche esso la vita nelle medesime circostanze .Si può disquisire o infaustamente ironizzare e polemizzare sull'età o sul tipo di auto o sul perché il malcapitato avesse deciso di rientrare a casa propria malgrado il forte acquazzone, resta il fatto che egli stava facendo un'azione che più volte aveva regolarmente compiuto e che il suo decesso è stato indiscutibilmente determinato da quel sottovia allagato e NON SEGNALATO O BLOCCATO AL TRAFFICO. Dico dunque non grave ma gravissima colpa di coloro i quali erano preposti alla sicurezza. Le responsabilità del sindaco, in qualità di responsabile diretto, purtroppo, sono state accertate e sono risultate essere ben precise. Fortunatamente va sempre bene ma quando ci scappa il morto le denunce fioccano e sinceramente nella fattispecie ritengo sia stato riconosciuto un indennizzo esiguo alla famiglia da parte del giudicato colpevole rispetto alla gravità delle colpe. Pare grottesco e assurdo che nel 2014, con sistemi all'avanguardia e con fior di ingegneri e periti in carico al Comune di Lecce, non si riescano a risolvere i problemi strutturali del sottovia se non con l'adozione di ridicole sbarre, che capita pure vadano a cadere in testa alla gente, o con improbabili pattugliamenti di svariate auto di polizia municipale. Parlerei di scarsa attenzionalità al problema, un po come scarsa attenzionalità è stata data e continua ad esser data agli edifici scolastici che non rispettano i regolari criteri di sicurezza e che malgrado cià non sono oggetto di risanamento. Forse ci si ricorda dei problemi quando qualcuno perde la vita ?

  • E' tutta colpa dello sperpero dei soldi Pubblici raccolti attraverso le TASSE con la promessa di Servizi ai Cittadini,.un esempio per tutti: ogni anno spendiamo miliardi di euro per l'acquisto di inutili e pericolosissimi armamenti! siamo ai primi posti al mondo! non ci credete? date un occhiata qui http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_spesa_militare

  • Anche se è una strada molto trafficata forse sarebbe il caso di eliminarlo quel sottovia..... Magari mettendoci un bel rondò così si evitano anche tutte quelle inversioni vietate su viale della libertà .

  • Con tutto il rispetto x la vittima ma sotto un diluvio impressionante a 81 anni in spider.....il buon senso dice di accostare e aspettare.indipendentemente se ci son sottovia o no.anche il semplice andare in panne e' 1 problema specie con una spider!!!.i giudici questo non lo valutano? ....

    • Infatti mica hanno condannato il sindaco e gli altri dirigenti per omicidio! Il sindaco è responsabile del fatto che sapeva della situazione di quel sottopasso e non ha fatto nulla per porvi rimedio.

  • Il sindaco avrà pure le sue responsabilità ma ad un ottantenne la patente andrebbe tolta!!

    • aspetta qualche anno a dirlo.

  • Massima pena per Perrone!!

  • A mio avviso è incredibile che un Sindaco possa rispondere penalmente di fatti simili a quelli narrati. Probabilmente vi sono dei dettagli che non vengono raccontati altrimenti è assurdo. A questo punto qualsiasi disgrazia che accade sul territorio potrà essere ricondotta alla responsabilità oggettiva del Sindaco.

  • picca ete!

  • tanto il carcere nn se lo fa mai e poi mai

  • Io se fossi stato il giudice avrei condannato il sindaco ad una pena di gran lunga superiore.Sapete perche?La presenza di tutta quell'acqua puo' essere stata la causa di un istigazione al suicidio.A detto fatto.Non ti sei fatto.Diceva Toto'"ma mi faccia il piacere"

  • I problemi di quel sottopassaggio erano noti e arcinoti. In anni precedenti si era allagato numerose volte e le acque avevano allagato anche i box e gli scantinati dei palazzi circostanti, compreso l'ex tribunale dei minori, abbastanza lontano dal sottopasso medesimo. Quindi la colpa è di chi sapeva e non ha fatto nulla per impedire tragedie come quella della famiglia De Pace.

  • Ma poi scusatemi, tutto il rispetto dei morti ecc ecc. Ma se vedi che il sottopassaggio è allagato, perchè cavolo ci vai? fai una strada laterale e non rischi la vita!

    • Dalla foto si vede chiaramente quanta acqua c'è, ma durante un temporale non c'è la stessa visibilità. Tieni conto che sono accaduti diversi incidenti simili e non penso tutti a carico di sprovveduti. A distanza di anni ancora oggi non hanno provveduto a risolvere il problema. Quando piove (notte o giorno) il sottopasso viene presidiato dai vigili urbani o dalla polizia (dopo un certo orario). Ti sembra una soluzione possibile?

      • Mi dispiace signor(?) Detto fatto, ma è colpa lo stesso del 81enne se sai che sta piovendo da tanto e con quella raffica non ci vai sotto un sottovia dove da ANNI, ci sono questi problemi, poi il presidiare di vigili urbani e polizia mi sembra solo spiegamento di forze inutili. Metterebbero in funzione le aste quando sia allaga il sottovia.

        • Signor Marco, ora è ancora più evidente che non conosci il vero problema. Il sottopasso si allaga perché le acque piovane non hanno un buon deflusso. Il Sindaco della città, consapevole che è lui il responsabile della sicurezza, ha fatto installare due barre (tipo passaggio a livello) che vengono attivate da fotocellule quando il livello dell'acqua raggiunge la misura prestabilita. L'impianto realizzato ovviamente a spese dei cittadini non ha funzionato, anzi ha provocato danni ed avrebbe potuto procurare la morte di un motociclista di passaggio. Questo perché una barra si è abbassata di colpo senza che ci fosse stata la caduta di una sola goccia di pioggia ed ha colpito il malcapitato che è caduto rovinosamente a terra riportando ferite varie. Ti faccio presente che due turisti (marito e moglie entrambi avvocati) di passaggio dal sottopasso in una giornata di pioggia sono rimasti con l’auto allagata ed hanno citato in giudizio l’Amministrazione comunale con evidenti spese a carico della collettività. A questo punto, sempre Perrone consapevole delle sue responsabilità ha disposto che ogni qualvolta piove i vigili (da un senso e dall'altro con due mezzi dotati di lampeggiante) debbano presidiare il sottopasso deviando il traffico con evidente caos indescrivibile. Dopo le ore 24 il presidio è ad opera dei già sottoimenzionati agenti della questura. E dopo anni e tanti episodi simili ti sembra una soluzione idonea e poco costosa? Ti rendi conto cosa significhi interrompere la viabilità in un tratto così importante? E ti sembra che il giudice sia un folle se ha condannato il sindaco?

        • Le strade sono fatte per essere percorse da tutti non solo da automobilisti locali a conoscenza dei problemi. E' come se in autostrada ci fosse un viadotto traballante e ne fossero a conoscenza solo gli abitanti dei paesi vicini. L'assurdo è che esista una infrastruttura pericolosa in pieno centro cittadino.

  • Perchè non si invoca la condanna per il sindaco di Napoli ??? E' scappata la vittima di soli 14 anni ! E' forse un intoccabile ????

    • Avatar anonimo di Carlo Marzo
      Carlo Marzo

      leggi poco e sei male informato ,sig. Fumarola sono già stati notificati l'avvisi di garanzia solo che al sindaco Perrone dopo 4 anni dall'avviso di garanzia il Procuratore chiede le condanne x tutti l'indagati , come finirà ? quando scrivi e commenti cerca di capire cosa scrivi.

      • Penzo che chi non ha capito un tubo sei tu che l'articolo non lo hai letto.Il pubblico ministero ha chiesto un anno e mezzo i giudici hanno emesso,sentenza di primo grado,una condanna a dieci mesi pena sospesa.

    • E' responsabilità del Sindaco di Lecce perché la sicurezza delle strade comunali è sua competenza. Per quanto riguarda Napoli non c'è responsabilità del Sindaco perché la galleria non è proprietà del Comune ma di privati cittadini. Ti è sufficiente questo? O era solo una sbruffonata politica?

  • Ma come ? adesso che è testimonial della sicurezza stradale ?

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