Un boato nella notte: bomba al bar Pasiello, danni anche allo storico teatro

Alle 3 la deflagrazione udita a chilometri di distanza. Ignoti hanno collocato un ordigno nel locale commerciale a pochi metri da Porta Napoli che da circa tre mesi ha cambiato gestione. Solo venerdì i colpi di pistola al bar Carletto. Un'ondata di criminalità che turba la città

LECCE – Un vortice di sentimenti contrastanti in una notte umida, in cui la foschia s’impasta con la paura sotto un’immensa luna di metà dicembre. Mortificazione, ma anche dignità negli occhi dei tre giovani soci, proprietari del bar Paisiello. Alle 5 del mattino, silenziosi, stringono ancora scope fra le mani per ripulire l’antico basolato trasformato in un osceno e disordinato tappeto di vetri e calcinacci. Sono assorti nei loro pensieri, che diventano d’incanto quelli di tutti. Un elegante angolo barocco di città sfregiato, un pezzo di storia che viene giù sotto una deflagrazione sprezzante, è un’offesa collettiva. “Lecce, rialzati”, verrebbe voglia di urlare.

Ore 3, il sabato si è da poco accavallato con la domenica. Nella città universitaria e della “movida” che catalizza mezza provincia e oltre, ci sono ancora drappelli di giovani in giro e locali che hanno da poco chiuso i battenti.

L’esplosione è talmente forte da essere udita a chilometri di distanza. Non tutti ne comprendono subito l’origine e c’è chi pensa alle solite bombe carta del periodo natalizio. Invece, è un ordigno di medio potenziale collocato nell’angolo più esterno del bar. Un nome storico, il Paisiello, forgiato su quello del piccolo teatro, una bomboniera nota nel mondo per la sua acustica. Il locale commerciale vi si affaccia quasi di fronte. Ed ha una nuova gestione. E’ stato rilevato da appena tre mesi.

L’onda d’urto è tale che i cristalli vengono giù a cascata ovunque nell’arco di decine di metri. Saltano quelli delle abitazioni vicine, crolla la vetrata della sede della Laic, Libera associazione invalidi civili. Vanno per aria anche alcune finestre del teatro, che di lì a poco verrà avvolto da sigilli bianchi e rossi lungo l’intera facciata. C’è il rischio che qualche lastra barcollante piombi addosso ai passanti.

L’aspetto singolare è che i soliti ignoti decidono di collocare l’ordigno ai margini del magazzino del bar. Forse non sanno che dietro c’è una pila di bottiglie d’acqua. Esplodono tutte, al momento del boato, e forse fanno da cuscinetto e salvano il locale da danni maggiori. Almeno all’interno. Fuori, sedie di plastica impilate e arredi si frantumano, crollando e sparpagliandosi in pezzi informi lungo l’intero slargo.

Nel giro di pochi minuti le sirene squarciano l’aria e i mezzi di vigili del fuoco, istituti di vigilanza, polizia e carabinieri oltrepassano Porta Napoli. Primo sopralluogo, si valutano i danni e si appongono i sigilli dove serve. Alla luce del giorno si valuterà meglio ogni dettaglio.      

L’alba sta per sorgere sulla città, ma è buio nei cuori e i pensieri si accumulano. Nella notte fra giovedì e venerdì i colpi di pistola contro il bar Carletto, ora l’attentato al bar Paisiello. Spregiudicato e oltremodo azzardato per le conseguenze rischiate, se solo qualcuno fosse passato troppo vicino nel momento dell’esplosione.

E poi, decine di altri episodi criminali, piccoli e grandi, magari anche slegati fra loro, ma che tutti insieme contribuiscono ad ammorbare l’aria. A soli dieci giorni a Natale, si respira un clima di tensione e c’è poca voglia di festeggiare. E’ necessario ora più che mai che si mettano da parte goffi slogan dal sapore propagandistico. Non ingannano più nessuno. Ci vuole una risposta forte. 

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