Caso Cucchi: minacce di morte ai carabinieri recapitate in una caserma

E' successo Brindisi e la nota trasmessa ai comandi territoriali limitrofi, a partire da quello di Lecce. Sequestrata per analisi

BRINDISI – Una lettera di minacce ai carabinieri è stata recapitata ieri mattina via posta ordinaria presso la stazione dei militari del quartiere Casale, a Brindisi, che è anche sede della compagnia. Sullo sfondo, il caso legato alla morte di Stefano Cucchi e la vicenda processuale al momento in corso. La missiva, affrancata e proveniente da Bari, è arrivata via posta ordinaria, con indirizzo redatto a mano. Come contenuto, la foto ormai ben nota di Cucchi dopo l’autopsia e un messaggio dattiloscritto. Testualmente, riportava: “Altri nove ne devono morire di carabinieri”. Tutto finito sotto sequestro e inviato al Reparto investigazioni scientifiche per le analisi del caso.

La nota sulla missiva è stata trasmessa ai comandi territoriali limitrofi, a partire da quello di Lecce e ha raggiunto anche altre forze di polizia sui territorio. Opera di qualche mitomane, s’ipotizza, certo, ma ovviamente, visto il tenore del messaggio, è stata richiesta l’allerta fra gli uomini in divisa sul territorio. Il caso non è stato affatto preso sottogamba, se si considera che Brindisi è la città  di cui è originario Francesco Tedesco, vicebrigadiere dell’Arma imputato nella vicenda e che, con le sue rivelazioni, ha fatto luce su come Cucchi sarebbe stato pestato nella caserma della compagnia della Casilina, a Roma.

Ma quale potrebbe essere il senso della frase minatoria? Forse, un rimando al numero di anni di silenzio, prima che fosse strappato il velo di omertà. Come si ricorderà, ad aprile Tedesco ha chiesto scusa sia alla famiglia Cucchi, sia agli agenti della polizia penitenziaria assolti dopo il primo processo, per i nove, lunghi anni in cui ha tenuto tutto dentro. “Per me questi anni sono stati un muro insormontabile”, ha detto il vicebrigadiere durante l’ormai celebre udienza.

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