Lanciò false accuse verso ufficiali di gravi reati, condannato un avvocato

Il legale, di Campi Salentina, avrebbe calunniato il generale Vezzoli della finanza, all'epoca comandante provinciale di Lecce, e il colonnello Zacheo, a capo della polizia locale

LECCE – Due anni e mezzo di reclusione per calunnia, con pena aumentata per la continuazione del reato. Questa la condanna emessa dal giudice monocratico Valeria Fedele ai danni di un avvocato di Campi Salentina, il 48enne Giuseppe Tempesta. In più, risarcimento danni di 10mila euro a ciascuna delle parti civili. Che, in questo caso, sono il generale di brigata della guardia di finanza Patrizio Vezzoli (colonnello all’epoca dei fatti, quando, cioè era al comando delle “fiamme gialle” salentine) e il colonnello Donato Zacheo, allora come oggi a capo della polizia locale di Lecce.

L’avvocato Tempesta era stato rinviato a giudizio ai primi di ottobre del 2015 dal giudice per le udienze preliminari Michele Toriello, proprio per aver incolpato i due ufficiali di reati che evidentemente non hanno mai commesso. Tanto che entrambi sporsero a suo tempo denuncia, facendo aprire il caso, conclusosi oggi con questa condanna in primo grado.   

Tempesta, negli anni scorsi, inviò due atti, uno al tenente Ilario Ingusci, all’epoca a capo della sezione dei “baschi verdi” della finanza, l’altro al colonnello Vincenzo Di Rella, che prese il posto proprio di Vezzoli nella caserma “Miccoli”, nell’avvicendamento di routine fra comandanti provinciali, accusando – secondo la Procura leccese, pur sapendoli perfettamente innocenti – Vezzoli e l’ex comandante della compagnia di Lecce, il capitano Antonio Sederino, di abuso d’ufficio.

Secondo quanto contestato da Tempesta, “per ragioni di grave inimicizia”, e quindi per provocargli un danno, sarebbero stato impartiti ordini ai “baschi verdi” di sottoporlo a più controlli, durante i suoi passaggi in auto, e di elevargli una serie “inopinata” di verbali ricevuti dal febbraio all’agosto del 2011.

Allo stesso modo, nel mirino dell’avvocato era finito anche il colonnello Zacheo. Nel suo caso, presentò due denunce ai carabinieri, accusandolo (e per la Procura, sempre nella consapevolezza che così non fosse) di abuso d’ufficio, omissioni di atti d’ufficio, falso ed estorsione, affermando che Zacheo avrebbe consentito “l’illecita contestazione della contravvenzione di sosta davanti a un passo carrabile, sollecitata da personale della guardia di finanza, nonché la conseguente illecita rimozione dell’autovettura”. Tutto questo, ritenendo che il passo carrabile in questione fosse a sua volta illecito, poiché non conforme al codice della strada.

Nella vicenda, come detto, si sono costituiti parte civile Vezzoli e Zacheo, seguiti rispettivamente dagli avvocati Salvatore Centonze e Daniela De Liguori. Tempesta, invece, era assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto.

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