"Chronos", accusati di assenteismo: chiuse le indagini su 17 dipendenti

L'inchiesta, condotta dalla guardia di finanza fra Comune di Lecce e Lupiae, portò anche a varie interdizioni per un anno

LECCE – Il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha chiuso le indagini preliminari a carico di diciassette fra dipendenti del Comune di Lecce e della partecipata Lupiae servizi nell’ambito dell’inchiesta scaturita dall’operazione “Chronos” condotta dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della guardia di finanza che, nel luglio del 2018, portò anche all’interdizione per nove di loro. 

Furono quelli le cui condotte – presunta assenza dal posto di lavoro - si ritennero più gravi e reiterate nel tempo, anche se in due casi vi fu quasi immediatamente una revoca, visto che il giudice per le indagini preliminari, Alcide Maritati, considerò le accuse fumose, tanto da ritenerle già all’epoca, con ogni probabilità, inesistenti. Riguardavano, nello specifico, due dipendenti della Lupiae, Patrizia Corallo e Renzo Bergamo, i cui chiarimenti, evidentemente, sono stati sufficienti a predisporre un’archiviazione .

I sette indagati principali

Lo stesso non può dirsi per gli altri indagati. Restano dunque in piedi, con il rischio, ora, di un rinvio a giudizio, le accuse a carico degli altri sette nella vicenda aperta per truffa continuata ed aggravata e false attestazioni di presenza in servizio, che avevano ricevuto la misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio di pubblico ufficio per un anno. Si tratta di: Giovanna D’Arpe, 64enne; Ivan Vernich, 62enne; Fulvio Secondo, 64enne; Cristiano Mezzi, 47enne; Elisabetta Sanzò, 45enne; Fortunato Buttazzo, 64enne; Valentina Vernich, 39enne.

Le indagini

Le indagini, condotte dai finanzieri su delega dell’autorità giudiziaria, furono svolte con oltre 4mila riprese video eseguite dalle telecamere poste all’ingresso degli uffici ed in prossimità̀ dell’apparecchiatura marcatempo, servizi di osservazione e la disamina della documentazione acquisita presso il Comune. Non mancarono pedinamenti, per verificare i movimenti nel periodo di assenza dal posto di lavoro e la disamina dei tabulati delle timbrature dei cartellini registrati dalla macchinetta elettronica marcatempo, contestando numerosi casi di allontanamento non giustificato dalla sede di lavoro, in particolare per dipendenti in servizio presso i settori Ambiente e Servizi demografici.

In alcuni casi, vi sarebbero stati allontanamenti arbitrari dagli uffici per fare acquisti presso mercati rionali ed esercizi commerciali o circoli privati. Non sarebbero mancati episodi di utilizzo illecito del badge per attestare falsamente la presenza in servizio di colleghi assenti (le cosiddette doppie strisciate) o accessi non legittimi al sistema informatico di rilevazione delle presenze del Comune, per far risultare la presenza sui luoghi di lavoro di dipendenti invece assenti.

Gli altri indagati

Oltre che per i sette indagati già citati e a suo tempo destinatari dell’interdittiva, l’indagine è stata chiusa anche per altre dieci persone, le cui posizioni furono già allora ritenute meno rilevanti, pur finendo sotto la lente. Sono: Cristian Carpentieri, 43enne; Alessandro Cerfeda, 62enne; Francesco Andriani, 58enne; Renato Brunetti, 45enne; Cataldo Cannillo, 60enne; Damiana Renna, 43enne; Claudio Montinaro, 63enne; Luigi Donno, 63enne; Eugenia Catanese, 66enne; Patrizia Sole, 53enne.  

Gli indagati sono difesi dagli avvocati Ladislao Massari, Alberto Paperi, Francesco Calabro, Francesco Spagnolo, Luigi Rella, Antonello Quaranta, Antonio De Luca e Giueppe Martino.

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