Agente, ho peccato: ma nessuna indulgenza. Denunciato pure un prete

Il sacerdote è stato fermato durante un controllo della polizia mentre entrava dentro Lecce. "Devo dire messa presso le suore"

LECCE – Agente, ho peccato. Ma nessuna indulgenza. L’assoluzione, semmai, un giorno potrebbe impartirla un giudice. In attesa di quel momento, che arriverà molto probabilmente a emergenza Covid-19 finita, nemmeno un sacerdote salentino è sfuggito alla tagliola dei controlli, sempre più fitti, sempre più serrati, tanto da far registrare centinaia di denunce ogni giorno in tutta la provincia.

Il caso, avvenuto a Lecce, risale al mattino presto di lunedì, quindi poche ore dopo l'entrata in vigore ufficiale dell’ultimo decreto prima annunciato e poi firmato domenica scorsa dal premier Giuseppe Conte, con misure ancor più restrittive sui movimenti dei cittadini. Spicca su tutti il divieto di superare i confini del proprio comune, se non per motivi molto particolari e autocertificati a dovere.  

Il sacerdote, dunque, poco meno di 70 anni, proveniente da un comune dell’hinterland, stava viaggiando in direzione del capoluogo e aveva appena varcato la frontiera, lungo la strada provinciale per San Cesario di Lecce, quando s’è imbattuto in una pattuglia della polizia. Alt, prego. L’uomo di chiesa ha accostato e ha provato a giustificarsi davanti alle richieste dei poliziotti su dove stesse andando e per quale ragione.

Pare abbia spiegato di doversi recare in città a recitare messa per alcune suore e qui, ahinoi, la confessione a parti invertite è subito terminata, senza possibilità di perdono. Le messe, si sa, sono in generale sospese, e non dall’ultimo decreto, ma fin dal 9 marzo, con tanto di ratifica della Conferenza episcopale italiana e nel caso in questione è apparso evidente come il sacerdote non fosse nemmeno residente presso l’istituto o il convento nel quale, eventualmente, avrebbe dovuto celebrare la funzione. A quel punto, il prete ha dovuto fare mestamente dietrofront e cercarsi un avvocato.

Non è certo il primo sacerdote finito nei guai in questo incredibile periodo storico in cui si rischia di finire a processo per una passeggiata. Negli ultimi giorni sono state scoperte in più parti d’Italia, come nelle province di Roma e Napoli, messe letteralmente clandestine, interrotte all’improvviso con il balzar sull’altare delle forze dell’ordine. La differenza, questa volta, è che il parroco non ha potuto nemmeno pronunciare, magari in fretta e in furia, la formula di congedo: “la messa è finita”.

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Alcune delucidazioni

A parziale integrazione, va specificato che sono vietate le messe con la partecipazione del popolo. I cappellani ospedalieri e delle comunità religiose, comunque, sono autorizzati a celebrare a condizione che lo facciano esclusivamente con le comunità residenziali. Quindi, un cappellano delle suore, potrebbe dire messa con le suore, e solo con loro, a porte chiuse. Siamo certi che l'equivoco si chiarirà e che il sacerdote ne uscirà senza problemi.

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