Detenuto sferra cazzotti in faccia a un agente: ferito a occhio e orecchio

L'episodio rivelato dall'Osapp, che scrive anche prefetto e sindaco: "Troppi casi, necessario il Comitato per l'ordine e la sicurezza"

LECCE – Ha colto di sorpresa l’agente e gli ha sferrato una serie di pugni, ferendolo a orecchio e occhio sinistro. E’ quanto trapela dal carcere di Lecce tramite una nota dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria). Un grave episodio che risale al pomeriggio di venerdì. Protagonista dell’aggressione, avvenuta attorno alle 16, un detenuto 40enne brindisino.

Stando al racconto dei vertici sindacali, all’uscita dal locale dove si trova la doccia, all’esterno della sua camera di pernottamento, all’improvviso il detenuto avrebbe assalito l’assistente capo deputato al servizio nella sezione Reis (Reparto ad elevato indice di sicurezza), iniziando ad assestare cazzotti, fino a spedire il malcapitato in ospedale. Accompagnato in ospedale, al “Vito Fazzi”, l’agente ha avuto una prognosi di dieci giorni, salvo complicazioni.

Il reparto denominata Reis si trova nel blocco circondariale C1, seconda sezione. Qui sono ristretti detenuti in regime di alta sicurezza, spesso di difficile gestione, che non si adattano a norme e regole del regime carcerario. Il 40enne in questione, peraltro, avrebbe già manifestato atteggiamenti aggressivi anche nei confronti di altri detenuti, tanto da essere spostato in vari reparti, prima di arrivare al Reis. Ma nemmeno qui sembra che la situazione sia migliorata.  

Ruggiero Damato, vicesegretario regionale dell’Osapp, ricordando che episodi di violenza nelle carceri pugliesi sono ormai all’ordine del giorno, dopo questo episodio ha deciso di scrivere alla Prefettura di Lecce e al sindaco Carlo Salvemini. Facendo presente che “il danno maggiore non è quello delle lesioni fisiche, ma psichiche che hanno portato il poliziotto in uno stato di angoscia e profonda frustrazione”.

Per Damato, infatti, “non si può accettare che un poliziotto all'interno di un carcere sia letteralmente massacrato fisicamente e psicologicamente, e vedere il recluso rimanere ancora presso tale casa circondariale senza che venga applicato l'articolo 14 bis del regolamento penitenziario che è stato redatto proprio per tali soggetti. Tutto ciò – aggiunge - non dipende dalle competenze del comando di polizia penitenziaria, purtroppo, ma dalla dirigenza del penitenziario e dalla Regione”.

L’articolo in questione prevede il regime di sorveglianza speciale fino a sei mesi e prorogabile, di volta in volta, per tre mesi a carico di chi adotta comportamenti tali da turbare l’ordine negli istituti di pena, con violenza minacce, provocando soggezione anche negli altri detenuti. L’Osapp, in questo caso, chiede non solo l’applicazione dell’articolo, ma anche il trasferimento del detenuto in un’altra struttura penitenziaria. “Ricordiamo a noi stessi che un altro soggetto irrequieto e con simili caratteristiche nel recente passato ha  letteralmente ridotto in fin di vita un altro recluso”, aggiunge Damato, rincarando la dose.

Al prefetto Maria Teresa Cucinotta e al sindaco Salvemini, in particolare, il sindacato chiede la possibilità di valutare la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, considerando che episodi del genere stanno avendo una certa frequenza e che avvengono in un contesto dettato da carenza cronica di personale di polizia penitenziaria, con turni massacranti. “Un carcere insicuro con poliziotti sottoposti a stress da lavoro è nocivo non solo al sistema carcere, ma all'intera società civile”, conclude il vicesegretario regionale.

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