Sedici palme in fiamme, il volto triste di una città posseduta dai vandali

Notte infernale nel Parco Tafuro di Lecce. Danni anche alle giostrine e a un gazebo privato, vie inondate di fuliggine. L'ultimo e il peggiore atto di una serie che sta avvenendo in città. Occorre ora una riflessione seria sulla sicurezza

LECCE – Sedici palme in fiamme come fossero immense torce nel cielo notturno, giostrine danneggiate, fumo e fuliggine ovunque, nastro bianco e rosso a delimitare il raggio d'azone dell'idiozia. E’ successo nella notte nel Parco Tafuro, e non è il primo episodio a Lecce negli ultimi tempi. Una città che sembra oggi più che mai in preda all’arroganza dei vandali. Basti pensare ai recenti assalti alla spazzatura del centro storico. E come la si voglia vedere, che vi sia un collante fra vicende, emulazione, coincidenza, una cosa è certa: al calar della notte, si scatenano su arredi pubblici e beni privati mani sulle quali quasi mai si abbatte – metaforicamente – la scure della giustizia.

Senza troppi giri di parole, un buco nella sicurezza e nel controllo forse causato anche da un’atavica carenza di organici nelle forze dell’ordine, a queste latitudini, da sempre segnalato alle soglie del periodo caldo e del quale bisogna iniziare a tener conto, in modo debito, per aprire un dibattito. Senza sminuire e sottovalutare avvisaglie di pericolose derive. Se non sono fenomeni malavitosi d’alto livello, non significa che non siano atti da prevenire e su cui investigare. Lecce non può fornire questo volto di pietra barocca raggiante, ma fin troppo fragile, fino a essere messa in ginocchio da un manipolo di barbari.

Il Parco Tafuro è un angolo di città, nella cerniera immaginaria fra i quartieri Leuca e Ferrovia di Lecce e il rione Castromediano di Cavallino, spesso tornato nelle cronache cittadine, per via di una sofferenza che si porta dietro dalla nascita, una forma d’abbandono dal quale non riesce a uscire del tutto fuori, nonostante qualche sporadica iniziativa negli anni dalla vecchia e dalla nuova amministrazione. E di certo non giova alla sua causa sapere che qui, nel cuore di una notte d’estate, attorno alle 2,20, possa accadere di tutto. Per esempio, che fra palmizi e vegetazione qualcuno appicchi le fiamme in due punti distinti. Il vento che si è alzato nelle ultime ore ha fatto il resto.  

Le imponenti palme, che si sollevano in aria per decine di metri, superando i tetti delle palazzine più basse, erano divise in due gruppi. Purtroppo nessun cittadino perbene si deve essere accorto subito di quanto stava accadendo, così le fiamme si sono sviluppate senza ostacoli, inondando di fuliggine la vicina via Tiziano Vecellio, provocando un danno anche un gazebo privato, rischiando, magari, di avvolgere qualche autovettura. Sul posto sono arrivati polizia locale e vigili del fuoco. Dal comando di viale Grassi, i pompieri hanno mandato inizialmente una squadra con cinque uomini, due autopompe serbatoio e una campagnola. Nel timore che non si riuscisse ad avere ragione delle fiamme, è stata spedita sul posto anche l’autoscala aerea.

Alla fine non ce n’è stato bisogno, ma deve muore una riflessione anche il fatto che, per colpa di un manipolo di perditempo, debbano convergere su un singolo luogo tanti uomini e mezzi, sperando che altrove non vi sia una richiesta per case in fiamme o incidenti gravi con persone intrappolate. Sono risorse preziose che rischiano la dispersione e la dilatazione dei tempi negli interventi. Quello che succede, in fin dei conti, da sempre, per le campagne mai pulite che ogni estate vanno in fumo.

Il caso di questa notte, che i vigili del fuoco hanno segnalato alla Procura di Lecce, è stato il peggiore degli ultimi tempi, ma, come detto, preannunciato da una serie di altri piccoli, ma non meno fastidiosi fenomeni. Tre settimane addietro è “magicamente” bruciata una palma in piazza Modena, nel quartiere Stadio, fatto annotato dalla polizia locale. E  proprio di recente (ultimo caso solo due notti addietro) bustoni della spazzatura e bidoni nel borgo antico sono finirti nel mirito dei piromani,annerendo basolato e muri dei palazzi antichi. Periferie e centro, una volta tanto, si stringono la mano. Anche se non per una notizia lieta.

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