Maxi inchiesta su concorsi truccati e favoritismi, indagato docente salentino

Franco Paparella, ordinario di diritto tributario presso la facoltà di Economia, è tra i 59 indagati della Procura di Firenze

LECCE – C’è anche un docente dell’Università del Salento, Franco Paparella (professore ordinario di diritto tributario presso la facoltà di Economia) tra i 59 indagati nella maxi inchiesta della Procura di Firenze, denominata “chiamata alle armi” su un presunto sistema di illeciti e corruzione incentrato sul rilascio delle abilitazioni all'insegnamento. L’operazione della guardia di finanza è scattata questa mattina con l’esecuzione di 29 misure cautelari personali nei confronti di docenti universitari (sette agli arresti domiciliari e 22 interdetti allo svolgimento delle funzioni di professore universitario e di quelle connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi) per reati di corruzione. Il professor Paparella (accademico illustre dal curriculum professionale di grande spessore, le cui presunte responsabilità sono tutte da dimostrare) è uno dei destinatari delle 150 perquisizioni eseguite presso uffici pubblici, abitazioni private e studi professionali. In particolare è stato perquisito lo studio del deocente e sono stati acquisiti il pc e varia documentazione. Sulla vicenda è intervenuta la stessa Università del Salento, che in una nota afferma di “riporre piena fiducia nell’operato della magistratura”.

Le misure cautelari e le perquisizioni sono state disposte dal gip del Tribunale di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, su richiesta della Procura, al termine di lunghe e complesse indagini svolte dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Firenze, coordinati dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal sostituto procuratore Paolo Barlucchi. A dare avvio alle indagini il tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore, candidato al concorso per l’abilitazione scientifica nazionale all’insegnamento nel settore del “diritto tributario”, a “ritirare” la propria domanda, allo scopo di favorire un’altra persona in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, promettendogli che si sarebbero adoperati con la competente commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di accertare sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario - alcuni dei quali pubblici ufficiali in quanto componenti di diverse commissioni nazionali (nominate dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per le procedure di abilitazione scientifica nazionale all’insegnamento nel settore scientifico diritto tributario – finalizzati a rilasciare le citate abilitazioni secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi.

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