Armi e munizioni dal Montenegro, due fermi della Dda: "Sono i committenti"

Le indagini condotte dal Gico della guardia di finanza, nate dopo l'arresto di un galatinese nel porto di Bari. In carcere Denis Ahmetovic e Suad Bahtijari

LECCE – Armi e munizioni, fatte entrare in Italia. Forse, per rifornire la criminalità organizzata salentina. Un aspetto, questo, al momento ancora al vaglio. I committenti sarebbero due uomini di origine montenegrina, sebbene nati entrambi a Lecce. Si tratta di Denis Ahmetovic, 24enne, e Suad Bahtijari, 25enne. Per i quali la Direzione distrettuale antimafia locale ha emesso un fermo per indiziato di delitto, eseguito dal Gico del Nucleo di polizia-economico finanziaria della guardia di finanza di Lecce.

Secondo gli inquirenti, coordinati dal pubblico minister Valeria Farina Valaori, i due, che sono fratelli, avrebbero importato nove pistole, tre armi camuffate da penna (classificate da guerra) e vario munizionamento. Il primo è stato fermato nel capoluogo salentino, il secondo a Bologna, dove si era recato da qualche giorno.

Le indagini sono nate in seguito a un episodio piuttosto recente. Era il novembre scorso. Nel porto di Bari, i funzionari della Dogana e le “fiamme gialle” fermarono Andrea Nurce, un 23enne galatinese. Il classico insospettabile, che quindi sarebbe stato ingaggiato proprio per far entrare armi in Italia, sotto la promessa di un compenso di circa 6mila euro.

Il giovane stava rientrando quel giorno proprio dal Montenegro. Alla frontiera disse di non avere nulla da dichiarare. Nulla, per la verità, da poter dichiarare apertamente, si potrebbe dire. Perché nel serbatoio di benzina dell’auto, dopo una perquisizione, le forze dell’ordine scovarono le nove pistole, tra cui diverse Tokarev, una Zastava M70 e un revolver Smith & Wesson calibro 38 special, le tre armi camuffate da penna e ventitré proiettili calibro 7,65.

Video | L'operazione ribattezzata "Bulldozer"

Da qui, la seconda fase dell’operazione, per ricostruire le modalità di importazione delle armi e individuare a chi fossero destinate. E il Gico è risalito ai già citati fratelli. I quali, secondo gli investigatori, seguendo uno schema tipico della criminalità organizzata, si sarebbero anche impegnati a farsi carico delle spese legali sostenute dal giovane galatinese, corrispondendo un aiuto economico alla famiglia.

I gravi indizi di reato raccolti hanno spinto la Dda di Lecce a disporre il fermo immediato dei due, che ora si trovano in carcere. Nel corso dell’esecuzione dei fermi, i finanzieri del Gico e i “baschi verdi” leccesi, che all’alba di oggi hanno avviato un’ampia ricognizione, avvalendosi anche degli elicotteri del Roar di Bari, hanno eseguito una serie di perquisizioni anche presso il campo “Panareo”, sulla strada statale 7-ter, fra Lecce e Campi Salentina. I due sono difesi dall'avvocato Benedetto Scippa.

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